Lettera aperta al Vescovo di Agrigento, sul caso Livatino.

di: Salvatore Marchese – Presidente nazionale Movimento Cattolico “ I Seguaci di Maria”


Eminenza, vengo a conoscenza delle “divergenze di vedute” tra il popolo canicattinese e la  diocesi alla sua guida, in merito alla pretesa traslazione della salma del giudice Rosario Livatino da Canicattì ad Agrigento.  A parte i toni poco cortesi e rispettosi che sono stati usati, e che sono sempre da condannare, le ricordo, in caso in cui lo avesse dimenticato,  che la Santa Chiesa ha sempre tenuto conto, per secoli, del detto:  “vox populi, vox dei”.  E’ volontà ferma del popolo, che Livatino resti nella sua Canicattì e lei ha il dovere morale di tenerne conto o commetterà un grave atto di ingiustizia.  Nella sua “lettera alla comunità ecclesiale”  lei scrive di una “sepoltura privilegiata”  nella cattedrale di Agrigento.  Il Livatino era un uomo del popolo, non era per i “privilegi”. Non ha nemmeno voluto il “privilegio” di una scorta… Le ricordo Eminenza, in caso in cui lo avesse dimenticato, che molti santi e beati della storia della nostra amata Chiesa, sono stati sepolti nel luogo dove hanno vissuto. Mi riferisco al caso di San Giovanni Maria Vianney, detto il “santo curato d’Ars” che riposa nella piccola ed insignficante cittadina di Ars, in Francia, dove ogni anno si recano migliaia di cattolici in pellegrinaggio.  Nostro Signore stesso, nacque in quella che era definita una città insignificante,  Betlemme, dove io sono stato in pellegrinaggio.  Canicattì sarà anche una cittadina insignificante, ma la storia ci insegna che le cittadine insignificanti, hanno dato al mondo grandi uomini.  Lei, dall’alto della sua posizione ecclesiastica, ha ben ragione di bacchettare il povero popolo peccatore, ma le ricordo che:  “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.  Noi cattolici abbiamo bisogno di veri pastori, che ci insegnino ad essere forti nella fede e  non tiepidi come buona parte del clero è diventato.  Abbiamo bisogno di preti che siano disponibili per le confessioni ed anche in questo caso, sono sempre meno reperibili. Abbiamo bisogno di una chiesa più  vera, che ci parli di recitare il rosario e di convertirci e non di una chiesa che fa politica:  “Chi ha orecchi per intendere, intenda!”  (Vangelo di San Marco, 4 -9) . La politica lasciatela fare ai politici,  che nella loro arte oratoria, in buona o cattiva fede, sono molto competenti.  Ma anche loro, i politici, hanno una coscienza.  Pertanto, Invito l’amministrazione comunale a far valere ogni diritto di legge affnché  il Rosario Livatino rimanga, per volontà di popolo, nella sua città natale.  Eminenza,  la invito, quando sarà andato in pensione e avrà lasciato le redini della nostra ribelle diocesi, di venirmi a trovare a Canicattì. La porterò a fare delle mistiche passeggiate tra i nostri stupendi vigneti, sorseggiando un buon bicchiere di vino rosso rigorosamente locale,  leggendo qualche verso dei grandi ed umoristici poeti dell’Accademia del Parnaso canicattinese. Reciteremo insieme  il santo rosario e i salmi,  per chiedere a  nostro Signore Gesù Cristo il Suo perdono, sia per il popolo ribelle e peccatore che per i molti prelati sempre più tiepidi e poco credibili*.   Miserere Nobis, Domine!

 

* Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti ma credibili (Rosario Livatino)