Mons. Jean Marie Gervais “Prefetto Coadiutore del Capitolo Vaticano” coi suoi collaboratori professionisti nel settore security intelligence e giuristi, hanno promosso il 31 Marzo un webinar argomentando lo status quo e potenziali rischi dell’identità digitale nel nostro Paese.

L’evento ha suscitato particolare interesse nelle holding pubbliche e private, infatti è stato seguito a pieno regime dagli utenti, Il professore Fabio Caprabianca, relatore capofila dell’evento ha subito argomentato e analizzato gli aspetti dello SPID, SERVIZI PA, IMPATTO GDPR. Dove si è soffermato accuratamente nella descrizione dei processi di digitalizzazione, il professore ha evidenziato che ora è possibile trasmettere un flusso di dati documentali fra cittadini e pubblica amministrazione senza la necessità della presenza fisica del cittadino anche se tale processo potrebbe incidere sulla sicurezza dell’individuo stesso e delle Istituzioni.


Con riferimento a queste criticità per garantire maggiore sicurezza è stato fondamentale il consulto del Security Manager UNI 10459 Chiapparo Vincenzo dove ha perfettamente argomentato una disamina chiarificatrice fra pericolo e rischio asserendo che il pericolo è qualcosa che possiamo evitare perché è noto mentre il rischio è qualcosa di sconosciuto e imprevisto, chiarito questo passaggio il Top Management spiega che entra in scena il risk assessment e il risk management operazioni per la prevenzione e mitigazione e trattamento del rischio. Proprio su questo punto il Security Manager ha spiegato l’importanza della prevenzione asserendo che la sicurezza ha il difetto di essere percepita soprattutto al verificarsi di eventi dannosi e sfavorevoli, tanto maggiore è livello di sicurezza reale/o percepito, tanto minore se ne avverte il bisogno o se ne apprezza la disponibilità. E’ il paradosso della sicurezza. L’efficacia di un sistema di security, infatti, si misura con il non accadimento di un evento indesiderato. Gli effetti della sicurezza sono perlopiù non quantificativi, perché non c’è modo di misurare cose o azioni che non si verificano per effetto di una buona attività di prevenzione.

La prevenzione pur non godendo dello status privilegiato di scienza esatta, ha il non trascurabile merito di individuare e promuovere azioni e cautele capaci di contrastare gli eventi che rendono incerto il perseguimento degli obiettivi di un’organizzazione.

Nell’ambito delle politiche di security, essa consiste nell’adottare in grado di: potenziare le resistenze agli eventi-implementare un adeguato ed efficiente sistema di sicurezza organizzativa- stimolare la diffusione, condivisione e interiorizzazione di una mentalità difensiva fondata su quattro punti:

sensibilizzazione/informazione/addestramento

-consapevolezza

-responsabilizzazione

-azione.

In seguito ad offrire una visione pertinente ed accurata sulla tematica, dal punto di vista giuridico e legale, è stato l’Avvocato del foro di Agrigento Calogero Antonio Pennica. L’avvocato Pennica ha parlato delle criticità del processo civile telematico a sette anni dalla sua entrata in vigore fornendo, ove possibile, soluzioni e spunti attraverso esempi pratici e concreti e infografiche riepilogative ed esplicative delle norme, regole e specifiche tecniche citate.

“Dall’avvento del PCT ciascun avvocato – ha detto Pennica con il suo intervento – deve infatti affrontare numerose criticità di carattere pratico legate all’utilizzo della firma e del domicilio digitale, alle notifiche via PEC, soprattutto, al deposito degli atti”. Alle criticità di carattere “umano” si aggiungono, inoltre, quelle di carattere tecnico, nonché quelle più squisitamente normative dovute al susseguirsi nel corso degli ultimi due anni di decreti-legge (d.l. n. 90/2014; n. 132/14; n. 83/15) che non sempre sono riusciti a dissipare dubbi ed incertezze.

Ampio spazio è stato dedicato alla giurisprudenza per consentire all’avvocato di orientarsi tra ordinanze, decreti e sentenze dei principali Tribunali italiani che hanno sanzionato in vario modo depositi telematici di atti effettuati in un formato difforme da quello previsto dalle regole e specifiche tecniche del processo telematico.

La normativa di riferimento è datata 30 giugno 2014 da quella data il deposito telematico è divenuto obbligatorio per gli atti relativi ai procedimenti monitori e per quelli endoprocedimentali dei giudizi civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, instaurati innanzi ai Tribunali Ordinari dopo il 30 giugno 2014.

 

I relatori sono stati invitati nei prossimi webinar per deporre analisi e considerazioni nei processi digitali col patrocinio del Mons. Jean Marie Gervais