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Effetto Covid, in Sicilia meno sportelli banche

Scritto da il 9 ottobre 2021, alle 06:34 | archiviato in Cronaca, cronaca sicilia, Economia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Contrazione del numero delle banche regionali e degli sportelli, riduzione del numero dei dipendenti “ben oltre i livelli medi del Paese e solo in parte giustificata dall’evoluzione tecnologica e digitale”, costo del denaro più alto per imprese e famiglie rispetto alle altre Regioni “sebbene questo differenziale tenda lentamente ad attenuarsi”. Sono alcune delle trasformazioni del sistema del credito in Sicilia dovute agli effetti determinati dalla pandemia da Covid-19. La fotografia dei mutamenti emerge dal “Rapporto del credito 2021” presentato dall’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, in conferenza stampa.

Divario Nord-Sud
“E’ un quadro con chiari e scuri – ha detto l’assessore all’Armao – da cui scaturisce la conferma che anche nel settore credito permane il divario Nord-Sud che si aggrava se connesso alla condizione insulare che svantaggia ancora più i territori. Vogliamo contrastare per esempio la riduzione degli sportelli confrontandoci con l’Abi”.

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Chiusi 54 sportelli nel 2020
Durante il 2020, in Sicilia sono stati chiusi 54 sportelli (-4,4%) “con la drastica riduzione del numero dei comuni serviti da banche”. Negli ultimi tredici anni sono scomparsi 664 sportelli, “una cifra enorme”, ha commentato l’assessore regionale Gaetano Armao.

C’è un problema di desertificazione bancario
Ad oggi sono 1.179 in totale gli sportelli presenti nell’Isola, “tendenza che pur in linea con quella del Sud è sensibilmente maggiore rispetto al Centro-Nord”. Le banche presenti nell’Isola, alla fine dell’anno scorso, con almeno uno sportello sono 49, diciotto quelle con sede nel territorio regionale; rispetto all’anno precedente risultano quattro intermediari bancari in meno, “effetto di operazioni di concentrazione tra banche di credito cooperativo (Bcc) con sede in Sicilia”.
Nel giro di un anno, i depositi sono aumentati in modo consistente: da 63 a 70 miliardi di euro, gli impieghi sono rimasti pressoché invariati anche se sono aumentati quelli verso le imprese (+600 milioni circa), le sofferenze sono diminuite (dal 6,8 al 4,9%). In calo i tassi d’interesse sui prestiti alle famiglie che rimangono tuttavia un punto percentuale superiore rispetto al sistema Paese e alla media del Mezzogiorno.



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