In Sicilia si accende il dibattito sul futuro dei giovani e sul diritto allo studio, dopo la proposta di un prestito fino a 10.000 euro destinato agli studenti universitari, da restituire al termine del percorso accademico. Una misura che, nelle intenzioni, dovrebbe offrire sostegno economico durante gli anni di studio, ma che in realtà rischia di trasformarsi in un ulteriore fardello per tante famiglie già in difficoltà.
I giovani agrigentini, dopo anni di battaglie all’interno degli organi di rappresentanza, respingono con decisione l’idea che il diritto allo studio debba passare da un indebitamento. «Noi non siamo d’accordo», dichiarano in una nota, sottolineando come questa misura non tenga conto delle reali condizioni economiche di molte famiglie dell’Isola.
«È inverosimile che il diritto all’istruzione venga subordinato alla firma di un contratto bancario», affermano, contrapponendosi a chi sostiene la proposta per pura appartenenza politica, senza valutare concretamente le ripercussioni sul tessuto sociale ed economico siciliano.
Il nodo principale riguarda le modalità di restituzione del prestito: dopo cinque anni dall’erogazione, infatti, il debito dovrà essere rimborsato, indipendentemente dal conseguimento della laurea o dal fatto che lo studente sia ancora fuori corso. Una scadenza rigida, che non tiene conto delle reali condizioni di vita e di inserimento lavorativo dei giovani siciliani.
Ed è proprio questo l’aspetto più critico. Anche per chi porta a termine gli studi nei tempi previsti, la laurea non rappresenta affatto una garanzia di accesso immediato al mondo del lavoro. I tempi di attesa sono spesso lunghi, le opportunità nel settore privato frammentarie e sottopagate. Il rischio concreto è dunque che, al termine del percorso accademico, i giovani si trovino a dover restituire un prestito senza avere i mezzi economici per farlo.
Si tratta, dunque, di una misura che appare scollegata dal contesto economico e sociale della Sicilia. Una regione che continua a non offrire risposte adeguate al problema occupazionale giovanile e che, anzi, finisce per scaricare sui singoli studenti – e sulle loro famiglie – un ulteriore carico di incertezza e pressione finanziaria.
La risposta dei giovani Agrigentini a questa misura scollegata è una soluzione diversa delle problematiche discusse e cioè: rafforzare il sistema pubblico di sostegno allo studio. In particolare, si chiede un incremento significativo del Fondo Integrativo Statale destinato agli Enti per il Diritto allo Studio, in modo da innalzare le soglie ISEE e ampliare la platea dei beneficiari di borse di studio e servizi abitativi.
Un appello viene rivolto anche alla Regione Sicilia, affinché intervenga in maniera decisa quando il governo nazionale non garantisce risorse sufficienti: «La Regione deve proteggere i suoi giovani e colmare le insufficienze di questo fondo. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a una misura che rischia di risultare un ulteriore peso per gli studenti».
Per i giovani del PD siciliani, il diritto allo studio è un principio fondamentale, che va tutelato con investimenti pubblici e non trasformato in un privilegio riservato a chi può permettersi di indebitarsi.
«Studiare è un diritto, non un privilegio da firmare in banca», concludono. Un messaggio forte e chiaro, che riecheggia tra le aule universitarie e punta dritto al cuore delle istituzioni.”
Il segretario dei Giovani Democratici della provincia di Agrigento
Giorgio Gennusa