La rassegna d’arte raffigura il volto di una Canicattì diversa nei luoghi simile al presente, narrante della sublime arte della figurazione, volta a colpire nei sentimenti di uomini e donne che vissero quel periodo d’oro in questo Centro agricolo.
Con l’esame delle opere si intuisce che l’autore s’impegna a risvegliare timidamente la nostalgia degli anni ottanta, fino all’inizio dei novanta, in quei ex quindicenni e/o diciottenni in quel tempo poco più che ragazzi che vissero una socialità per molti versi perdutasi in quella tradizione di fine millennio, ma si riassumeva per intero in quella esistenza giovanile negli spazi di aggregazione, in vividi ricordi per le vie del centro di Canicattì.
Un luogo su tutti, nel mezzo del Corso Regina Margherita rammenteranno i più come venivano chiamati: “I Ragazzi della Necchi”.
Un luogo ed un ciclo straordinario, denso di privati avvenimenti giovanili accolti nello sfondo da una città ricca economicamente, che accoglieva studenti della gran parte dell’hinterland agrigentino e non solo, costituendone un florido tessuto conviviale tanto da essere un modello di successo esportato anche in altre realtà civiche dell’hinterland.
Il declino rispetto a questo periodo coincidette con le stragi di mafia, ancor più con l’uccisione del beato Rosario Livatino, episodi avvenuti all’inizio degli anni novanta, vicende che innestarono nella nostra Canicattì, e non per questa sola causa, un’inevitabile emorragia di giovani emigranti per lo più studenti verso prestigiosi atenei, per altri invece assistendo alla fuga per la ricerca di una solida occupazione.
Una metamorfosi della società cangiante rivolta all’esterno, che non poté evitare il suo declino economico che avvolse Canicattì, per ritrovarsi in poco tempo dal divenire da uno dei cento comuni d’Italia trainante per l’economia nazionale ad essere all’opposto, relegato all’ultimi posti di una scala economica oggi molto affollata.
Nell’AMARCORD che il visitatore osserverà anche immagini sacre, facenti parte del comune senso religioso e tradizionale di Canicattì, alcuni volti di quell’epoca di privati cittadini, con raffigurazioni stilistiche sulla memoria di altri contemporanei adolescenti, come il ritratto i “Ragazzi della Necchi”, dove alcuni oggi anche ultrasessantenni che si distinsero insieme a numerosi altri, per essere fautori di una felice fase sociale/emozionale, artefici del destino di molti fortunati e valorizzati esclusivamente solo per essere vissuti in quell’ epoca.
Il microcosmo esistente era alimentato dalla presenza di costoro che costituivano la moltitudine di persone onnipresenti nel Corso Regina Margherita, le passeggiate in comitiva, le ricorrenze private di ogni fine settimana o le scampagnate a conclusione dell’anno scolastico in contrada, hanno reso coeso un vastissimo gruppo di persone accomunate dalla sola sincera amicizia, formatasi e maturata all’ombra e all’idea complice di quei posti e di quella fortunata fase.
Adoperare oggi la pittura per questo modello è stato indagare ed esplorare, raccogliere pochi frammenti e segni per dare a questo materiale teorico visivo una struttura logica, semplici frammenti serviti all’aiuto dell’artista, che nel comporli ha rivissuto emozionalmente ed intensamente per primo la reviviscenza di quei ricordi.
Le opere sono state concepite a più riprese nel tempo determinandone i requisiti, seppur non numerose risultano cariche di un alto senso della percezione, con la quale s’ imprime il risveglio per la lettura di quelle emozioni, oramai divenute indelebili ed incancellabili nei molti canicattinesi in AMARCORD.
Le immagini anche di dimensioni generose, sono state realizzate mediante una calligrafia pittorica compiuta con varie tecniche, dalla semplice raffinata grafite in combinazione all’inchiostro su carta preziosa, oppure su classiche tele con tecniche miste, ma principalmente con la tecnica dell’olio l’artista fa emergere nella sommarietà dei dettagli, inusitati luoghi marcati nella collettiva coeva memoria degli osservatori.
“Al senso d’insicurezza che accompagna ogni epoca contrassegnata da forti trasformazioni, va unendosi uno stato di ottimista attesa augurale”.












