
Quando la sofferenza diventa bellezza e il sublime ci interroga
C’è un paradosso che attraversa la storia dell’arte e continua a sorprenderci: la capacità della bellezza di nascere dal dolore. Davanti a un dipinto intriso di pathos, non è raro che l’ammirazione scatti istintiva, quasi involontaria. “Che bello!”, diciamo o pensiamo. Eppure, ciò che abbiamo davanti agli occhi è spesso una scena di violenza, un Cristo morto, una madre che piange il figlio, una vittima di guerra.
Perché accade? Quale forza misteriosa consente all’arte di trasfigurare la sofferenza fino a renderla contemplabile, persino sublime? È forse questa la “prepotenza del sublime”, quella tensione profonda che ci spinge a superare la narrazione tragica per cogliere un significato più alto, universale, umano?
Il dolore, nell’arte, non è semplice cronaca della ferita. È linguaggio, simbolo, strumento di conoscenza. Da Caravaggio a Goya, da Michelangelo ai grandi maestri contemporanei, la rappresentazione della sofferenza diventa un ponte tra l’orrore e la bellezza, tra la fragilità dell’uomo e la sua capacità di elevarsi. L’arte non nega il dolore, lo accoglie e lo sublima, restituendoci uno sguardo che non fugge ma comprende.
Su questo tema intenso e sempre attuale si svolgerà l’incontro “Estetica del dolore nell’arte”, un appuntamento che invita il pubblico a riflettere, ascoltare e lasciarsi coinvolgere.
L’evento avrà luogo sabato 3 gennaio 2026, alle ore 17.30, presso la Saletta Minerva, in via Marconi 1, a Campobello di Licata (AG). L’ingresso è libero.
Il pomeriggio sarà arricchito da mostra, interventi critici, poesia e musica, in un dialogo tra linguaggi diversi, uniti dal desiderio di interrogare l’arte là dove essa tocca le corde più profonde dell’animo umano.
Un’occasione per fermarsi, guardare e chiedersi, ancora una volta, perché anche nel dolore possiamo riconoscere la bellezza.












