Un gesto di vicinanza e di speranza ha unito ieri due comunità della Sicilia centrale. La comunità ecclesiale dell’Unità Pastorale Sacra Famiglia di Campobello di Licata ha deciso di devolvere una parte della raccolta dei festeggiamenti in onore di San Giuseppe alla popolazione di Niscemi, duramente provata da una grave disgrazia.
Il parroco, don Marco Damanti, ha reso noto il gesto con un messaggio alla redazione: «Abbiamo pensato alla comunità di Niscemi, provata da una disgrazia terribile come ben sappiamo. Abbiamo fatto un bonifico di 1.776,00 euro».
Nella giornata di ieri, una delegazione di Campobello composta dal parroco, dal Sindaco, da consiglieri comunali e assessori si è recata a Niscemi per consegnare personalmente la donazione. Il Sindaco di Niscemi ha accolto la delegazione con grande familiarità e profonda gratitudine. Successivamente, durante la Messa celebrata dall’arciprete di Niscemi, don Massimo, è stato nuovamente ringraziato il gesto di solidarietà.
Anche l’amministrazione comunale di Campobello di Licata ha contribuito con una propria donazione, dimostrando una partecipazione corale dell’intera comunità.
«Un’esperienza che ci ha commossi e toccati – sottolinea don Marco Damanti –. Un popolo provato ma pieno di forza e di voglia di riscatto. Una testimonianza di un popolo che vuole ripartire».
La scelta di destinare una quota dei proventi dei festeggiamenti di San Giuseppe a chi soffre è stata accolta con entusiasmo da tutta la comunità ecclesiale di Campobello. Un gesto che va oltre l’aspetto materiale e che rappresenta un segno concreto di fraternità tra due realtà vicine, legate dallo stesso territorio e dalla stessa fede.
La comunità di Niscemi, che sta attraversando un momento molto difficile, ha così ricevuto non solo un aiuto economico, ma soprattutto un messaggio di speranza e di vicinanza da parte dei concittadini di Campobello di Licata.
Don Marco Damanti conclude il suo messaggio ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile questo atto di carità e invita a continuare a sostenere chi vive nel dolore.