
La celebrazione dei centocinquanta anni di unità nazionale, nel 2011, ha spinto i canicattinesi a un doveroso ricordo di un concittadino che partecipò, al seguito dell’Eroe dei Due Mondi, alla vittoriosa spedizione dei Mille e, successivamente, alla tragica spedizione dell’Aspromonte.
Trattasi del dottor Carlo Candiano, un eroe da tutti, ahimè!, dimenticato e cui non è stata intitolata nemmeno una strada. Nel 1860 Carlo Candiano era medico condotto a Ficarazzi allorché venne a sapere che il generale con le sue Camicie Rosse si trovava a Gibilrossa, in attesa di entrare a Palermo. Il giovane seguì Garibaldi col grado di capitano medico, rinunziando tuttavia ad ogni compenso. Entrò col generale a Palermo e lo seguì a Milazzo, a Messina e al Volturno.
Carlo Candiano non aveva ancora compiuto ventiquattro anni: era nato infatti a Canicattì, nella via Caracciolo, il 20 novembre del 1836, da Giuseppe e da Maria Antonia Antinoro ed era stato subito battezzato nella Chiesa Madre dal sacerdote mansionario Giuseppe Pontillo, alla presenza dei padrini Placido e Giuseppa Sammarco.
Conclusa la spedizione dei Mille, Carlo Candiano tornò al suo lavoro, ma, ben presto, allorché Garibaldi intraprese una nuova temeraria spedizione, volta alla conquista di Roma per completare l’unità della Nazione, decise di prendere ancora una volta le armi e fu con lui sull’Aspromonte nella tragica giornata del 29 agosto 1862, che si concluse con il ferimento del generale ad una gamba e l’arresto, da parte dell’esercito piemontese, di quasi tutti i valorosi garibaldini. Anche l’eroico medico canicattinese fu arrestato, e rinchiuso, nei primi si settembre, nel carcere piemontese di Vinadio, in provincia di Cuneo.
A seguito dell’amnistia concessa in occasione del matrimonio di Maria Pia di Savoia col re del Portogallo – matrimonio celebrato il 5 ottobre 1862 – Carlo Candiano lasciò il forte ove era rinchiuso e tornò in Sicilia.
Il 31 luglio 1871 sposò Giuseppa Barberi di Delia e si trasferì nella cittadina nissena. Dal matrimonio nacque un figlio, Giuseppe Gaetano (Delia 5 luglio 1873 – Canicattì 6 gennaio 1933) che esercitò a Canicattì, nell’abitazione paterna di via Caracciolo, la professione di avvocato.
Carlo Candiano esercitò, a Delia e Canicattì, la sua professione di medico con tale disponibilità da essere da tutti chiamato il benefattore dei poveri. Fu uno dei componenti, nel 1910, del Comitato per i festeggiamenti del cinquantesimo della laurea del dottor Antonino Sciascia.
Morì il sei ottobre del 1912.
Il 12 agosto 1930 il frate Agostino Gioia e lo storico Alfonso Tropia comunicarono al podestà Antonio Curcio la volontà di regalare al Comune un monumento marmoreo del Candiano, opera dell’architetto Formica di Catania, perché fosse collocato all’interno della Villa Comunale. Non se ne fece niente come pure fu disattesa la loro proposta di intitolare all’eroico medico la via in cui era nato e cioè, come abbiamo detto, la via Caracciolo, nel quartiere del Carmine..
Tutti i canicattinesi amarono sempre Giuseppe Garibaldi e, quando l’eroe fu ferito in Aspromonte, vestiti a lutto, scesero in piazza, l’indomani, festa del patrono San Diego, a protestare e solidarizzare.
Il 4 luglio del 1907, nel primo centenario della nascita dell’eroe dei due mondi, fu collocata, sul prospetto del Palazzo di Città, la lapide A Garibaldi liberatore, dettata dal poeta Mario Rapisardi. Su iniziativa dell’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco socialista avv. Gaetano Rao, era stato costituito un apposito comitato, presieduto dal dottor Antonino Sciascia.
Questo il testo dell’iscrizione:
IV LUGLIO 1907
A GARIBALDI LIBERATORE
PERCHE’ VIVA PERPETUA LA CONOSCENZA
ALL’EROE BUONO
CHE TRA IL FRAGORE DELLE NECESSARIE BATTAGLIE
RASSERENAVA L’ANIMA PRESAGA
NELLA VISIONE DEI POPOLI AVVENIRE
ILLUMINATI DALLA SCIENZA
NOBILITATI DAL LAVORO
AFFRATELLATI NEL CULTO DELLA LIBERTA’
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NEL PRIMO CENTENARIO DELLA SUA NASCITA
IL POPOLO DI CANICATTI’
IV LUGLIO MCMVII
Fu una giornata di grande festa: in mattinata sparo di venti bombe-cannone; quindi giro per il paese della musica cittadina; alle ore 9 solenne commemorazione al Teatro Sociale artisticamente addobbato con grandi festoni di fronde e fiori. Alle 17,30 un imponente corteo di tutte le associazioni cittadine e delle scolaresche percorse il paese con la musica; indi si recò al Municipio dove fu scoperta la lapide; alle ore 20 le celebrazioni si conclusero con una grande fiaccolata storica.
Carlo Candiano poté rivivere, orgogliosamente, gli eroici momenti della sua giovinezza.
Canicattì ha un grande debito di riconoscenza nei riguardi di questo grande ma dimenticato eroe del Risorgimento
GAETANO AUGELLO












