fontana2Archiviate le elezioni del 6 e 7 giugno, con le annesse e connesse fibrillazioni che le stesse hanno determinato, appare indispensabile individuare quei percorsi che possano favorire una maggiore coesione sociale e strategie adeguate a rimuovere i ritardi dello sviluppo dell’agrigentino, rispetto ad altre aree del Paese.
Recentemente il dibattito si è arricchito di indicazioni autorevoli che possono agevolare un confronto positivo, impostato su schemi culturali innovativi rispetto al passato.
Per questo, l’intenzione del prefetto Postiglione, di dare vita ad un “laboratorio Agrigento” che metta insieme i soggetti della provincia su temi concreti per una ricerca veloce delle soluzioni, è da accogliere senza esitazioni: perché serve a valorizzare quelle relazioni che, costituendo la trama principale del capitale sociale di un territorio, rappresentano un metodo ed un processo teso ad aggregare e coinvolgere tutta la comunità locale in una riflessione sul proprio futuro e sulle azioni per realizzarlo.
Oggi, oltre a rivendicare quelle infrastrutture che la nostra provincia attende da tempo, dobbiamo chiederci quale strategia può portarci fuori da una condizione che priva il territorio del supporto e dell’entusiasmo delle giovani generazioni e delle migliori energie intellettuali, oramai orientate a seguire la via della migrazione.
In questa direzione, nell’ambito di una interlocuzione evoluta e responsabile con i diversi livelli di governo, il laboratorio proposto dal prefetto di Agrigento rappresenta una straordinaria opportunità per definire soprattutto le coordinate di un patto per la legalità, da stringere soprattutto con gli enti locali, per impedire ogni infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività amministrative e per sconfiggere la cultura mafiosa.
Un patto che deve vedere tra i protagonisti non solo politici ed imprenditori, ma tutte le forze sane della società civile per vincere, insieme alle forze dell’ordine e alla magistratura, la sfida più impegnativa, dalla quale dipende uno sviluppo ordinato del nostro territorio.
Una sfida che richiama al senso della responsabilità e che presuppone una strategia condivisa per approdare ad un progetto di sviluppo non per il territorio, ma del territorio.
Il “laboratorio” indicato dal prefetto Postiglione può servire anche a renderci più consapevoli che, al di la delle infrastrutture materiali di cui non si può fare a meno, occorre utilizzare al meglio quel capitale umano, soprattutto giovanile, di cui siamo notevolmente ricchi.
E proprio guardando al futuro e alla necessità di occuparci delle nuove generazioni non è difficile trovare una particolare sintonia tra la proposta del prefetto e il tavolo che il ministro Angelino Alfano vuole insediare per fare sedere insieme tutti coloro che rivestono cariche istituzionali in questa nostra provincia, in modo che ognuno di loro, si rimbocchi le maniche per dare una mano di aiuto a questa terra.
Un’ampia e partecipata collaborazione per creare una sorta di agenda Agrigento, con un elenco di cose possibili da fare.
Come ha spiegato l’on. Alfano, con questo progetto ciascuno degli uomini che hanno responsabilità nelle istituzioni ad Agrigento dovrà attribuirsi un compito, e ciascuno dovrà farsi carico di un problema per risolverlo.
Per questo ritengo che bisogna subito raccogliere l’indicazione del prefetto e sottoscrivere le parole del ministro della Giustizia: “Noi che occupiamo posti istituzionali dobbiamo molto a questa provincia ed è per questo motivo che dobbiamo superare tutte le divisioni che esistono e fare di questa terra il nostro obiettivo. Abbiamo nei confronti degli Agrigentini un obbligo morale, non è un regalo che noi facciamo ma è bensì un nostro compito verso questa provincia”.

Agrigento 09 giugno 2009
On. Vincenzo Fontana