falcone_borsellino“Un esempio di abnegazione fino all’estremo sacrificio”: nel giorno dell’anniversario dell’eccidio di via d’Amelio, il capo dello Stato Giorgio Napolitano, ricorda, con parole accorate, Paolo Borsellino, “eroe senza tempo“, così l’ha definito il ministro della Giustizia Alfano, assassinato dalla mafia 17 anni fa.

La memoria della sua dedizione – scrive il presidente della Repubblica ai familiari – rappresenta eredità preziosa per la mobilitazione della società civile“.


Ma  in strada a Palermo, a ricordare il giudice assassinato la società civile non c’era.

Che sarebbero state commemorazioni sottotono, in realtà, è stato chiaro fin da da subito, ad ascoltare le note della banda della polizia, nel piazzale della caserma Lungaro, dove sono state deposte corone di fiori a memoria dei caduti nella lotta alla mafia, c’erano soltanto autorità, rappresentanti delle forze dell’ordine e qualche familiare delle vittime.

Non è andata meglio in via D’Amelio, luogo della strage, dove, come ogni anno, le associazioni, quest’anno in prima fila c’era il comitato cittadino ’19 luglio 2009′, presieduto dal fratello del giudice ucciso, organizzano manifestazioni e veglie. I

n strada non erano più di un centinaio: pochissimi palermitani e alcuni ragazzi giunti da altre regioni al seguito di associazioni antimafia. Un’assenza pesante, quella della città, stigmatizzata dal fratello di Borsellino, Salvatore, arrivato ad accusare i suoi concittadini di “avere tradito la promessa fatta a Paolo il giorno della sua morte“.

Forse temendo l’indifferenza della gente, nei giorni scorsi, i giovani del comitato avevano riempito le cassette della posta dei condomini di via D’Amelio di volantini che invitavano la cittadinanza ad appendere alla finestre un lenzuolo bianco. Ma dai palazzi squassati dall’esplosione del tritolo, oggi, pendevano soltanto tre striscioni.

Vergogna, vergogna“, hanno gridato gli organizzatori rivolti verso le finestre chiuse di chi, alle commemorazioni, ha preferito il mare. Dopo poco, per stemperare la tensione, in strada è scesa Rita Borsellino, sorella del magistrato “Ci vuole più coraggio a restare qui ogni giorno che a fare le manifestazioni“, ha detto ai pochi presenti.

Non è andata meglio nel pomeriggio. Da una via d’Amelio quasi deserta è partito il corteo – circa 300 persone – diretto al quartiere Kalsa, il rione popolare in cui il giudice è cresciuto.

Salvatore Borsellino ha aperto la marcia tenendo alta in mano un’agenda rossa, ormai diventata simbolo delle tante ombre che gravano ancora sulla strage. Il giudice ucciso appuntava proprio su un’agenda rossa le sue riflessioni: ma il diario, conservato gelosamente dal magistrato nella sua borsa, il 19 luglio del ’92 sparì misteriosamente.

Una vicenda tornata d’attualità proprio oggi, dopo le dichiarazioni dal carcere di Riina “L’hanno ammazzato loro – dice al suo legale, l’avvocato Luca Cianferoni – Lo può dire tranquillamente a tutti, anche ai giornalisti. Io sono stanco di fare il parafulmine d’Italia“.

Un’uscita clamorosa, quella del padrino di Corleone, spinto a consegnare al difensore la sua verità su via D’Amelio dal clamore suscitato dalle notizie sulle nuove ipotesi investigative sulla strage. Come riportano alcuni quotidiani, leggendo un articolo del Sole 24 ore, che parlava del presunto coinvolgimento di apparati dello Stato nell’uccisione del giudice, Riina ha commentato: “Avvocato, io con questa storia non c’entro nulla“.

E sulla presunta trattaviva tra Stato e mafia, intrapresa per porre fine alla stagione stragista, che avrebbe visto proprio in Riina il principale protagonista, il boss replica: “Io trattative non ne ho mai fatte con nessuno; ma qualcuno ha trattato su di me. La mia cattura è stata conseguenza di una trattativa“.

fonte: lasiciliaweb.it