“Cos’altro ancora dovranno subire gli agrigentini e fino a quando continuerà ad essere messa a dura prova la loro pazienza?
Dopo l’aeroporto, i collegamenti con la rete autostradale, un porto adeguato, un Polo Universitario capace di incidere sulla crescita culturale ed economica del territorio (volendo citare solo qualche esempio di deficit di infrastrutture materiali ed immateriali),
oggi agli abitanti di questa nobile e martoriata terra stanno per essere
privati anche del diritto a curarsi vicino le loro case.
Riteniamo che sia arrivato il momento di prendere coscienza della situazione e, nelle forme che la democrazia e la civile convivenza contempla, mobilitarsi e cercare
diversamente quel ruolo di cittadinanza attiva che è il primo dei doveri per un
cristiano e che rappresenta un irrinunciabile presupposto per praticare la
solidarietà e per mettere in campo esempi virtuosi di sussidiarietà.
Il diritto alla Salute non si tocca e chi si è reso autore o complice delle malefatte che
hanno portato alle conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti deve pagare le
sue colpe oggi davanti agli uomini, davanti alla sua coscienza e davanti a chi
giudicherà tutti noi, a prescindere dagli atteggiamenti terreni e del prestigio
che ci viene riconosciuto da chi usa le categorie terrene.
Riteniamo opportuno, in attesa di conoscere le decisioni che prenderanno le autorità competenti sia sul versante giudiziario che su quello delle risposte da dare all’emergenza e alle prospettive a medio e lungo termine, riprendere i contatti con tutti i
protagonisti che hanno dato vita, anni fa, ad un ampio cartello sociale in
rappresentanza degli interessi collettivi e per la cura del Bene Comune.
Per questo chiedo ai Sindacati confederati nella persona dei loro segretari, di
unirci e fare insieme un’azione di denuncia pubblica , per ridare la parola ai
cittadini che non hanno solo doveri ma anche dei diritti sacrosanti… e tra
questi quello della salute e quello al lavoro , per le centinaia di persone
che vedeno un futuro cupo all’orizzonte, circa il loro impiego al San Giovanni
di Dio.
La Chiesa agrigentina si è già pronunciata con le parole ferme, autorevoli dell’Arcivescovo. Parole che sono la nostra direzione di marcia e un invito a
reagire davanti ad un quadro di sottosviluppo che danneggia i cittadini onesti,
le persone più deboli e che avvantaggia la criminalità, i mafiosi e quella zona
grigia parassitaria che lucra sull’illegalità e rischia anche di meno rispetto
agli altri.
Nell’augurarci che l’emergenza, perchè di questo si tratta, venga
affrontata nel migliore dei modi per la tranquillità dei cittadini auspichiamo
anche un risveglio di tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche e che
oggi hanno difficoltà a pronunciarsi e si limitano a balbettare qualche
dichiarazione imbarazzata ed imabrazzante per chi l’ascolta.
L’ospedale di Agrigento, in ogni caso, nelle forme che si stabiliirà e nella sede che sarà possibile utilizzare, deve rimanere nella nostra città e qui debbono essere
assistiti e curati i pazienti di un bacino di 150.000 unità, come quello
servito dal S. Giovanni di Dio.
Questo punto per noi è irrinunciabile e non è
negoziabile, alle autorità competenti e soprattutto a quella politica che
tanto ha da farsi perdonare dagli agrigentini spetta il compito di evitare
l’ultima grande e insopportabile delusione”.
don Mario Sorce
per l’osservatorio
permanente del cittadino














