Cari lettori, apprezzo molto i numerosi interventi e noto che la gente si è stancata di subire i misfatti di alcuni politici che hanno fatto della demagogia il loro punto di forza. Queste cose però lo sapete, abbiamo già affrontato l’argomento in altre discussioni. Di norma non amo molto riprendere e “rilanciare” i commenti ricevuti e questo principalmente per rispetto “dello spazio altrui”. Stavolta però penso sia “doveroso” fare uno strappo alla regola dal momento che l’argomento del contendere ha una portata generale ed avrà una rilevanza sempre maggiore nella nostra quotidianità: si parla di anonimato in rete. Lo spunto l’ho avuto dalle numerose diatribe nate sul nostro portale.
In questo mio intervento volevo focalizzare l’attenzione su coloro che intervengono sul nostro forum e non si firmano con il loro vero nome, sperando di poter innescare reazioni a catena senza correre il rischio di confrontarsi direttamente contro la persona che attaccano o inimicarsi magari le persone a lui vicine.
Ho notato nello scambio di opinioni tra Pietro Asaro, Rosario, Enzo ed Umberto che non si dice nulla di costruttivo, si da solo sfogo a questioni personali. Non prendo le difese di nessuno, perché non conosco i fatti che hanno provocato questa diatriba, voglio però dire che Asaro magari potrà esagerare nell’esporre le sue opinioni, potrà dire delle cose non vere, anche se conoscendolo personalmente so che non è così, ma anche se fosse ha il coraggio di spendere la propria faccia davanti ai cittadini firmandosi con nome e cognome. A chi spera di nascondersi dietro l’anonimato voglio dire che, l’anonimato propriamente detto in Rete già non esiste perché ci sono gli indirizzi IP da cui la polizia postale può arrivare quasi sempre all’autore di ogni contenuto. In tal senso, per quanto riguarda il reato di diffamazione, chi accusa, in realtà pretende il diritto di rimanere anonimo per avere la libertà di calunniare gli altri senza pericolo di essere perseguiti o senza dare al diffamato alcuna possibilità di potersi difendere. Anche qui la domanda sorge spontanea: se si muove una critica o si esprime un’esplicita accusa verso qualcuno e si è coscienti che quanto affermato corrisponda a verità, non si comprende la necessità di celarsi dietro il paravento dell’ anonimato. I latini dicevano ubi societas ibi ius. Ritengo che una società senza regole sia destinata a perdersi nella totale anarchia, lo stesso vale per questa forma di comunicazione in cui bisogna rispettare delle piccole regole che già conoscete. Io sono fortemente persuaso che chi opera e naviga sulla rete, rispettando le leggi, non abbia davvero nulla da temere.












