La Chiesa Cattolica si prepara al Natale con un periodo di essenzialità e di particolare ascolto: è il tempo liturgico dell’Avvento, che ogni anno, in maniera inedita, propone la conversione del cuore e degli atteggiamenti, per accogliere la vita nuova in Cristo. L’attesa, in questo contesto, ha un’accezione dinamica, perché sollecita alla operosità.
Più in generale, attendere il futuro significa costruirlo nel tempo presente, hic et nunc. Cosa sperare? Verrebbe da dire una umanità piena della sua dignità, armonizzata con il creato, proporzionata ai valori di giustizia, di libertà, di solidarietà. Sul piano squisitamente teologico il futuro non è nostro, è nei progetti provvidenti di Dio. Tuttavia, poiché la fede non relega l’uomo nella passività al di fuori della storia, la metà positiva che si profila implica delle scelte da realizzare già da ora: significa progettare il presente su una solida base di valori che possano dare spessore alla coscienza.
Questo desiderio di un rinnovamento di vita, in parte, sta a noi stessi realizzarlo con lo stile evangelico incarnato nelle relazioni, nella vita familiare e sociale, anche al prezzo di contraddire questo mondo e la sua mentalità attuale in ogni ambito ed in ogni situazione.
La cifra dell’efficacia di questo cammino sarà appunto la novità della vita e lo slancio a “costruire da cristiano la città dell’uomo a misura d’uomo” (Giuseppe Lazzati).
Ha collaborato Massimo Muratore


















