Al peso delle condanne è seguita la durezza delle motivazioni nella sentenza del processo antimafia “Agorà” che si è celebrato con il rito abbreviato davanti al gup di Palermo, Lorenzo Matassa. I sei imputati, il 17 marzo scorso, sono stati condannati complessivamente a 43 anni di carcere, con tutta la riduzione della pena di 1/3 prevista dal procedimento speciale. Alla severità del dispositivo è seguita la conferma della custodia cautelare per tutti gli imputati, anche del favarese Calogero Costanza che già una volta aveva lasciato il carcere grazie al Tribunale del Riesame, ma che poi vi era ritornato costretto dal ricorso in Cassazione del pubblico ministero. Costanza, apparentemente il meno implicato nel blitz, è stato condannato a 8 anni di reclusione perché ritenuto “uomo d’onore” dal solo pentito Calogero Rizzuto, ex capo mandamento di Sambuca, chiamato a deporre al processo dal giudice per le udienze preliminari. Per quest’ultimo, tra l’altro, “sarebbe oltremodo illogico non rispettare il pronunciamento della Cassazione se non altro perché è ragionevole prognosi preventivare una nuova impugnazione o gravame al presente atto giudiziario e, quindi, una nuova pronuncia dell’organo interprete delle leggi il quale difficilmente contraddirebbe il suo stesso pronunciamento”. Le condanne più pesanti, 10 anni di carcere, sono state comunque inflitte ai canicattinesi Angelo Di Bella e Luigi Messana, che avrebbero avuto un ruolo fondamentale nella società dalla quale sarebbe nato il Centro Commerciale di Castrofilippo. Secondo il gup, Di Bella “non solo era stabilmente inserito nella struttura organizzativa dell’associazione, ma all’interno ha fornito un concreto, specifico consapevole e volontario contributo, che aveva avuto un’effettiva rilevanza ai fini della sua conservazione e del suo rafforzamento”. Messana invece, sempre secondo le motivazioni della sentenza, “è stato un imprenditore che, a dispetto delle regole del libero mercato, ha preferito coltivare contatti con i massimi vertici di cosa nostra agrigentina e palermitana, con l’unica evidente finalità di inserirsi negli affari illeciti mafiosi”. L’altro canicattinese giudicato è Calogero Di Caro, condannato a 6 anni, e dal quale partì l’inchiesta “Agorà” poiché attorno a lui si coagularono gli interessi per la realizzazione del Centro Commerciale di Castrofilippo. Scarcerato agli inizi del 2000, secondo le indagini, Di Caro riuscì ad imporsi nell’affare scalzando un altro mafioso della provincia di Palermo interessato al progetto. Qui l’inchiesta si incrocia con le intercettazioni dell’operazione “Alta Mafia”, ma arriverà ad approfondire i successivi passaggi fino all’egemonia del boss latitante Giuseppe Falsone che subentrò a Maurizio Di Gati, anche nel costruendo centro commerciale. I lavori in contrada Cometi furono gestiti, tra le altre, dalla ditta di Gerlando Morreale, secondo imputato di Favara come Costanza, stessa pena, e che con quest’ultimo, – scrive il giudice Matassa – sono come ritratti in quella “foto di Famiglia (mafiosa) con appalto”. La pena più lieve, un anno di carcere, è stata inflitta, anche grazie alle attenuanti previste per i pentiti, al collaborante Beniamino Di Gati.Per il fratello dell’ex capomafia della provincia, Maurizio, il giudice Matassa esprime “apprezzamento di verità, genuinità ed attendibilità delle dichiarazioni”, ed esclude “ogni residua possibilità di intento autocalunniatorio e di costrizioni eteroindotte”. Un appunto il gup lo fa anche alla parte civile, il Comune di Castrofilippo, che aveva chiesto un risarcimento per un milione di euro, ma ne ha ottenuti solo 10mila. “Il giudice aveva invitato la difesa a produrre i bilanci economici dell’ente oppure ogni altra documentazione dalla quale potesse risultare in quale modo l’economia di quel Comune fosse stata condizionata e danneggiata nella rilevante misura richiesta. Nessuna risposta è stata fornita tanto che il gup non conosce neppure quale sia il numero effettivo di abitanti del Comune di Castrofilippo e quale il valore reddituale delle attività economiche che in quel territorio si sviluppano”.












