Ricorrono in Cassazione metà degli imputati per i quali lo scorso mese di dicembre è stata emessa sentenza d’appello nell’ambito del processo “Alta Mafia”, celebrato con il rito ordinario. Ad impugnare il verdetto della Corte palermitana, presieduta dal giudice Sergio La Commare, sono stati gli avvocati difensori dell’ex assessore regionale Vincenzo Lo Giudice condannato ad 11 anni e 4 mesi di carcere, del boss di Canicattì Calogero Di Caro al quale sono stati inflitti 14 anni, dell’ex presidente dello Iacp di Agrigento, Salvatore Failla condannato a 4 anni, e del collaboratore di giustizia, Maurizio Di Gati, ex padrino di Racalmuto al quale sono stati comminati 5 anni. Il processo, dopo un severo dispositivo emesso in primo grado, dispose l’assoluzione di otto imputati, due dei quali però oggi non soddisfatti della prescrizione hanno deciso di andare fino in fondo rivolgendosi alla Suprema Corte. Si tratta del canicattinese Salvatore Curtopelle, e del riesino Salvatore Giambarresi, ex comandante della polizia municipale di Canicattì. Il primo, difeso dall’avvocato Diego Guadagnino, porge su un piatto d’argento alla Cassazione la posizione di altri tre imputati usciti assolti da tutti i gradi di giudizio dall’accusa di turbativa d’asta. Curtopelle era sospettato assieme a Massimo Belsegno, Calogero Giordano e all’ex commissario del Comune di Canicattì, Francesco Marsala, di aver taroccato una gara a trattativa privata. I tre, nel troncone abbreviato, sono stati scagionati, e Curtopelle da solo non avrebbe potuto commettere il reato. La difesa di Giambarresi, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Vitello, contesta invece la decisione della Corte d’appello secondo cui vanno mantenuti gli aspetti civilistici della sentenza. I giudici però non hanno dato alcuna motivazione al verdetto. Per l’evidente estraneità dell’imputato, secondo il codice di procedura penale, bisogna entrare nel merito. L’avvocato Vitello ritiene che dagli atti dell’istruttoria, Salvatore Giambarresi vada assolto anche dall’accusa di abuso d’ufficio. La procura generale infine, da parte sua, avrebbe accolto la sentenza di secondo grado senza impugnarla. Per il verdetto della Cassazione ora non dovrebbero registrarsi tempi lunghi. Entro otto mesi gli ermellini potrebbero esprimersi per non consentire a chi è in carcere da quando è scattato il blitz “Alta Mafia” di lasciare il carcere per decorrenza dei termini. Intanto slitta ancora una volta la sentenza per 10 imputati del rito abbreviato, per i quali la Cassazione ha rinviato gli atti ad una nuova corte d’appello. La data del verdetto, previsto per domani, sarà comunicata prossimamente. Nella sua requisitoria, il procuratore generale ha chiesto nove proscioglimenti e una condanna a 5 anni di reclusione.