Hanno completato le discussioni ieri a Palermo, gli avvocati della difesa al processo stralcio “Alta Mafia”. Sul banco degli imputati siedono cinque canicattinesi che hanno optato per il rito abbreviato e dopo aver fatto ricorso in Cassazione, sono tornati in Corte d’appello per l’annullamento della sentenza con rinvio, disposto dai giudici di legittimità. Adesso il processo sembra avviarsi al capolinea: ieri stesso il giudice ha annunciato che emetterà la sentenza lunedì 5 luglio. Nelle scorse udienze il procuratore generale aveva concluso la requisitoria chiedendo la condanna a 5 di reclusione per Diego Guarneri e 9 proscioglimenti per prescrizione. Reato estinto per i canicattinesi Salvatore, Giovanna e Calogero Calderaro, Francesco, Luigi e Calogero Guarneri, Giuseppina Cuscio, Carmelo Giardina e Antonino Tricoli. I nove sono imputati di intestazione fittizia di beni per avere favorito presunte speculazioni da parte di esponenti di Cosa Nostra. Diego Guarneri, invece, è accusato di associazione mafiosa. Da quel 29 marzo del 2004, quando la polizia notificò in tre province siciliane ben 43 ordinanze di custodia cautelare in carcere, sono trascorsi più di sei anni e solo una parte del processo con il rito abbreviato ha ricevuto il sigillo definitivo della Cassazione. L’inchiesta puntò i riflettori sui legami intercorsi tra politica e mafia, sia al livello regionale che nell’ambito locale. Nel primo caso, gli appetiti di Cosa Nostra si volsero verso l’assessorato ai lavori pubblici per appalti e favori, mentre l’amministrazione locale, secondo l’accusa, sarebbe servita ai boss per tornare con alcuni sotterfugi proprietari dei terreni in precedenza confiscati dallo Stato.