Il direttore artistico di “Arte a Tindari” nel corso della rassegna stampa di presentazione del cartellone, lo aveva definito “il fiore all’occhiello di questa rassegna”: “Chi ha paura muore ogni giorno”, lo spettacolo tratto dall’omonimo romanzo dell’ex magistrato Giuseppe Ayala, sarà in scena domenica prossima al teatro antico di Tindari. A presentare il libro da cui è tratto lo spettacolo, venerdì pomeriggio alle 18 nel Complesso Monumentale San Francesco di Patti, sarà lo stesso autore nel corso di una tavola rotonda alla quale prenderanno parte, oltre al Sindaco di Patti, Giuseppe Venuto ed al direttore artistico della rassegna, Massimo Romeo Piparo anche il Presidente della Federazione Italiana Antiracket, Giuseppe Scandurra ed il Procuratore Distrettuale Antimafia di Messina, Giuseppe Verzera.
Era il 1992: “Cosa Nostra” diede un segno della sua forza allo Stato uccidendo con due attentati dinamitardi di straordinaria potenza i magistrati che erano diventati l’emblema della lotta alla mafia. Il 23 maggio perse la vita Giovanni Falcone insieme a sua moglie Francesca Morvillo ed agli otto uomini della scorta. Dopo la strage di Capaci Paolo Borsellino sapeva che non gli rimaneva molto da vivere. Eppure a chi gli chiedeva se avesse paura rispondeva: “chi ha paura muore ogni giorno”. Così il 19 luglio del 1992 anche lui pagò con la vita la sua lotta alla mafia. Fu un trauma terribile per quei milioni di italiani che consideravano Falcone e Borsellino gli eroi di una stagione di straordinario successo nella lotta a Cosa nostra ed ai quali quei due magistrati per la prima volta avevano dato la speranza di una possibilità di cambiamento.
A Giuseppe Ayala quelle esplosioni strapparono tre amici carissimi, lasciando lo struggente ricordo di dieci anni di vita insieme.
Ayala venne coinvolto, infatti, nell’attività del pool antimafia sin dall’inizio. Rappresentò in aula la pubblica accusa nel primo maxiprocesso, sostenendo le tesi di Falcone, Borsellino e della procura di Palermo di fronte ai boss ed ai loro avvocati, interrogando i primi pentiti (tra cui Tommaso Buscetta) ed ottenendo una strepitosa serie di condanne che fecero epoca. Per leggere la sentenza ci volle più di un’ora: 2.665 anni di condanne vennero comminate a 360 colpevoli senza includere gli ergastoli ai 19 boss principali. E Ayala fu sempre al fianco dei due magistrati in prima linea, nell’attività quotidiana come nei viaggi per le rogatorie internazionali, nel condiviso impegno di lavoro come nelle vacanze passate insieme, fino a quando, dopo i primi, grandi successi, la reazione degli ambienti politico-mediatici vicini a Cosa nostra, la diffidenza del Consiglio superiore della magistratura e l’indifferenza di molti iniziarono ad isolarli.
Oggi Ayala ha deciso di raccontare la sua verità su Falcone e Borsellino, ricordando il fondamentale contributo alla lotta alla mafia ma anche la loro travolgente ironia, la gioia di vivere, le passioni civili e private, le vicende quotidiane che nessuno ha mai potuto descrivere con tanta affezionata e intima conoscenza ma concedendoci anche attualissime riflessioni sulla Sicilia, Cosa nostra, la giustizia e la politica.
Lo spettacolo tratto dal libro sarà in scena domenica sera.
Venerdì sera invece, sul palco di “arte a Tindari” un appuntamento da non perdere per gli appassionati della danza con la Carmen di Bizet, rivista in chiave moderna e “sicilianizzata” con Rossella Brescia e Jose Perez.


















