E’ stato fissato per il prossimo 10 settembre il faccia a faccia tra il presunto boss di Campobello di Licata, Giuseppe Falsone e i giudici della Direzione distrettuale. L’interrogatorio si terrà all’interno del carcere di massima sicurezza di Novara dove l’ex latitante attualmente si trova recluso.
Si tratta dell’interrogatorio di garanzia relativo all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Palermo nell’ambito dell’operazione “Apocalisse” compiuta nel febbraio scorso. Saranno presenti il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, insieme ai pubblici ministeri Giuseppe Fici e Fernando Asaro.
Ad assistere Falsone, l’avvocato Giovanni Castronovo. Il Gip titolare del procedimento è Silvana Saguto.
Queste le accuse contestate a Falsone nell’inchiesta Apocalisse:
a) aver agito in concorso fra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ed al fine di eludere disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, fittiziamente intestato al Buggea ed al Cottitto, oltre che alle mogli degli stessi ed al fratello del primo, l’Associazione Agricola La Rotonda dei Pini, fittiziamente intestato alle nominate mogli del Buggea e del Cottitto l’intero capitale sociale della Biofrutta s.r.l., l’acquisito di un immobile da potere della curatela della Frutticola s.r.l. (nell’anno 2005), mantenendo occulte le compartecipazioni del Gambino e del Falsone; con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di agevolare l’attività della propria organizzazione nella provincia di Agrigento, nelle date sopra specificate con la recidiva aggravata per Falsone;
b) per avere, agendo in concorso fra loro, con più azioni esecutive di un medesimo criminoso e al fine di eludere disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, fittiziamente intestato le quote del capitale sociale della LA.E.S. s.r.l.: prima, con atto del 29 novembre 1993, a Marino Giovanni e Anzaldi Calogero, con contestuale cessazione da tutte le cariche sociali del precedente amministratore unico Paci Salvatore; quindi, con atto del 29 maggio 1997, a Marino Giovanni e Paci Calogero; ed infine, con atto 5 novembre 2007, a Marino Giovanni e Paci Maria Carmela, mantenendo occulta la compartecipazione del Falsone e del Buggea, esponenti di vertice dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra ed, in particolare, il primo capo della provincia di Agrigento, così come l’attiva partecipazione del Paci Salvatore e del Paci Calogero nella gestione della società; con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra nella provincia di Agrigento.












