La penuria di acqua, a volte , oltre a creare disagi igienico sanitari, può portare a guai giudiziari. E’ il caso di Giuseppe Parla, 81 anni, di Canicattì imputato di violazione dell’obbligo degli arresti domiciliari poiché si era allontanato dalla sua abitazione a causa della mancanza di acqua,. Nell’aula penale della sede distaccata di Canicattì del tribunale di Agrigento, il giudice monocratico ha assolto l’imputato perché il fatto non sussiste. I fatti si riferiscono a qualche anno addietro. L’uomo si trovava agli arresti domiciliari con il divieto di uscire dalla propria abitazione se non per motivi certificati dall’autorità giudiziaria. A causa della mancanza di acqua, l’ottantenne avrebbe deciso di allontanarsi temporaneamente dalla propria abitazione per recarsi da un vicino e farsi prestare dell’acqua per cucinare. Un’idea che gli costò cara poiché , mentre si apprestava a recarsi in casa del vicino fu notato da una pattuglia di poliziotti in servizio presso il locale commissariato. Gli agenti, identificato l’uomo e accertato che su di lui pendesse la condanna agli arresti domiciliari, eseguirono tutta la procedura segnalando l’uomo alla competente autorità giudiziaria e contestando all’imputato il reato di violazione degli arresti domiciliari. La difesa, ha fatto leva sul fatto che non era volontà del suo assistito violare il provvedimento emesso dal giudice ma le circostanze lo portarono, suo malgrado, a doversi allontanare per riuscire ad alimentarsi. Il giudice, tenuto conto delle motivazioni addotte dalla difesa, ha emesso il dispositivo contenente la sentenza di assoluzione.











