Offensiva della polizia contro una banda di romeni, accusata di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, tratta di essere umani, riduzione in schiavitù e sequestro di persona. Gli arrestati farebbero parte di un’organizzazione che avrebbe gestito la tratta di giovani donne romene, ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi.

L’operazione è stata denominata in codice “Bani Bani”. Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Messina, sono state avviate nell’autunno del 2007, dopo un controllo di polizia nei confronti di alcune prostitute romene.


Gli investigatori hanno fatto luce su una vasta organizzazione, composta soprattutto da cittadini romeni ma anche da italiani, dedita prevalentemente allo sfruttamento della prostituzione. Il clan costringeva giovani donne romene a prostituirsi, segregandole in casa, picchiandole ogni qualvolta si ribellavano e minacciando ritorsioni nei confronti dei loro familiari rimaste in Romania.

Il gruppo aveva indetto anche un’asta per vendere la verginità di una minorenne, offrendola al miglior offerente su un sito internet. Le proposte arrivate andavano da ottocento a seimila euro. Le giovani romene venivano condotte in Italia, spesso con l’inganno ed avviate alla prostituzione dagli sfruttatori che pagavano per acquisire la loro “proprietà” delle ragazze, private dei guadagni e sottoposte a pestaggi.

Le ragazze spesso venivano stuprate e indotte ad abortire. Alcune prostitute hanno tentato di ribellarsi e di darsi alla fuga: in quattro casi sono riuscite ad allontanarsi dai loro aguzzini e hanno fornito agli inquirenti preziose informazioni da cui sono scaturite le indagini.

L’originaria organizzazione criminale, successivamente, si sarebbe in tre clan contraddistinti da una vera e propria struttura imprenditoriale, con la predisposizione di una rete organizzativa articolata e complessa che prevedeva l’allestimento di mezzi e risorse logistiche.

Il provvedimento cautelare del Gip presso il Tribunale di Messina prevede per 33 persone la custodia cautelare in carcere, per altre sei la misura cautelare degli arresti domiciliari e per una l’obbligo di dimora.

 

Il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, ha ricordato che da tempo aveva adottato un’ordinanza comunale che prevedeva tolleranza zero sul fenomeno della prostituzione. “Insieme alla questura – ha detto – abbiamo lavorato in sinergia”.