Altri arrivi e avvistamenti, secondo un copione che si ripete ormai da giorni sulle coste di Lampedusa. A pattugliare questo tratto di mare preso d’assalto da centinaia di migranti in arrivo dal Nord Africa dopo le rivolte, ci saranno fino al 31 marzo uomini e mezzi impegnati nell’operazione Hermes, la missione congiunta tra Frontex, l’Agenzia europea delle frontiere, e l’Italia.
L’attività potrebbe comunque prolungarsi oltre il termine previsto, soprattutto nel caso di una nuova ondata di sbarchi dalle coste nordafricane. La rotta più battuta, fino ad ora, è quella che parte dalle coste tunisine, anche se la guerra civile in Libia rischia di aprire un nuovo “fronte” con l’assalto di migliaia di profughi. Da Bruxelles fanno sapere che finora “non risultano arrivi dalla Libia a Lampedusa” come ha detto a Bruxelles il portavoce di Cecilia Malmstrom, commissaria europea per gli affari interni.
Ma, intanto, in serata, altri due barconi carichi di migranti, uno dei quali alla deriva da due giorni, sono stati soccorsi nel Canale di Sicilia da un motopesca e da due motovedette della Guardia Costiera. Il primo, con 197 migranti, tra cui tre donne, è già arrivato nel porto di Lampedusa.
Stamani altri 53 immigrati erano stati invece bloccati a Lampedusa direttamente a terra dalle forze dell’ordine, dopo uno sbarco avvenuto sulla spiaggia di Cala Pisana. Tutti sono stati accompagnati nel centro di prima accoglienza, dove adesso, con gli arrivi di stasera, si trovano circa 897 extracomunitari, dopo i trasferimenti degli ultimi due giorni con un ponte aereo.
Tornando alla missione Frontex, le unità navali impegnate nell’operazione verranno messi a disposizione dall’Italia e si dedicheranno al pattugliamento di un’area predefinita di mare, con il compito di prevenire gli sbarchi sulle coste siciliane. Mezzi aerei supporteranno quelli navali e saranno forniti, oltre che dall’Italia, da Francia, Olanda, Malta e Spagna. Nel frattempo sarà impiegata una task force di esperti per le operazioni di identificazione di migranti e per investigare sui network criminali che gestiscono il traffico di esseri umani.
Ulteriore supporto potrà essere reso disponibile nelle operazioni di rimpatrio. Un altro portavoce dell’esecutivo europeo ha poi confermato che “la missione Hermes del Frontex” può eventualmente essere ampliata se necessario, precisando che l’aumento delle risorse “dipende dalla richieste italiane”.
La missione europea è formata da 30 esperti (messi a disposizione, oltre che dall’Italia, da Austria, Belgio, Francia, Germania, Malta, Olanda, Portogallo, Romania, Svezia, Svizzera e Spagna) ed è dotata di mezzi aerei (4 aerei e due elicotteri da Italia, Francia, Germania, Olanda, Malta e Spagna) e due navi (italiane). Secondo quanto precisato dal portavoce della Commissione, “i costi vengono tutti rimborsati dalla Ue”. La dotazione iniziale della missione Hermes è di due milioni di euro.
Già sotto pressione per le migliaia di tunisini che continuano a sbarcare a Lampedusa, adesso la Sicilia guarda con preoccupazione alla crisi in Libia.
Il governatore Raffaele Lombardo chiede un Consiglio dei ministri immediato, attacca l’Unione europea “che non ha mosso un dito” e giudica “disumana” la scelta del villaggio degli aranci, a Mineo (Ct) , per ospitare “6 mila immigrati in una struttura che in realtà ne può contenere 1.400, quindi diventerà un ghetto”.
Ma il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha assicurato al sindaco di Mineo, Giuseppe Castania durante un incontro al Viminale, che il residence dovrebbe ospitare “non più di duemila richiedenti asilo” per circa sei mesi, che poi saranno “smistati in altri centri”. E lunedì il ministro sarà a Catania per discuterne con gli amministratori locali, che oggi hanno manifestato proprio davanti al villaggio.
La questione è ormai politica. La maggioranza (Pd, Mpa, Udc, Api e Fli) che sostiene il governo Lombardo ha predisposto una mozione parlamentare criticando il governo Berlusconi: “Siamo alla vigilia di un esodo drammatico e dalle proporzioni gigantesche – si legge nel documento – che il governo non può ridurre ad una ‘vicenda siciliana’: la nostra isola non può essere trasformata in un mega-centro d’accoglienza”.
“La vicenda Mineo è niente rispetto all’imminente esodo di migliaia e migliaia di persone, conseguenza dello sterminio barbarico messo in atto da Gheddafi in Libia”, incalza Lombardo che non risparmia nemmeno l’Europa: “Per discutere della crisi libica ha convocato un Consiglio per il 23 marzo: tra un mese, dunque. Ma stiamo scherzando?”.
Secondo i partiti di maggioranza il governo centrale “non può pensare di distribuire gli immigrati in giro per la Sicilia, un po’ a Lampedusa, un po’ a Mineo e un po’ a Comiso: non si possono scaricare sul territorio e sui comuni tutti i problemi, anche di ordine pubblico, che potrebbero derivare da una situazione di tali proporzioni che riguarda l’area del Mediterraneo”.
Per protesta il deputato regionale del Mpa, Giuseppe Arena, e il coordinatore provinciale di Fli a Catania, Puccio La Rosa, si sono virtualmente incatenati davanti al residence (la struttura è sorvegliata da marines Usa che l’hanno in affitto fino al prossimo 31 marzo). “Vogliamo difendere la nostra terra – hanno detto – e far comprendere che una tragedia simile non può essere esclusivamente caricata sulle spalle dei siciliani mentre il resto dell’Italia, per volontà di Bossi, Maroni e dell’intera Lega Nord, finge di non accorgersi del grave problema”.
Il Pd, che in delegazione con il capogruppo al parlamento europeo David Sassoli ha visitato il centro di accoglienza di Lampedusa facendo il punto con le organizzazioni umanitarie, chiede intanto a Lombardo “di convocare la giunta regionale nell’isola per affrontare le conseguenze che l’emergenza immigrati crea agli abitanti”.














