“Sono ancora 990 gli immigrati presenti a Lampedusa”. Lo rende noto il sindaco Bernardino De Rubeis, che sollecita di procedere al più presto allo svuotamento del centro di prima accoglienza. Il primo cittadino si dice preoccupato per i problemi di sicurezza e per le ripercussioni che il fenomeno degli sbarchi può avere sul turismo dell’Isola. Intanto, dopo i 38 tunisini giunti ieri a Lampedusa, non si sono registrati altri sbarchi. La circostanza è legata alle avverse condizioni meteo-marine che scoraggiano la traversata. Sull’isola soffia un forte vento che ha bloccato il ponte aereo previsto per oggi. “Novantanove clandestini – dice il sindaco – sono rimasti bloccati in aeroporto. Erano pronti per il trasferimento. Ma l’aereo ancora non parte”.
“Dobbiamo essere pronti a migrazioni bibliche”. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, parla della crisi in Libia durante la Telefonata di Maurizio Belpietro, su Mattino Cinque.
Le notizie sui possibili sbarchi in massa di profughi “sono sicuramente verosimili”, ha detto La Russa, sottolineando che “tutti sanno che, già in condizioni normali, la Libia era un punto di partenza di molti barconi carichi di immigrati e che questo flusso si è interrotto in seguito all’accordo” con Gheddafi.
“In una situazione del genere, dunque – ha aggiunto – potrebbe esserci un flusso straordinario e noi sappiamo che i soli stranieri che lavorano in Libia sono 2 milioni e mezzo: una percentuale di questi potrebbe tentare di raggiungere l’Europa. Dobbiamo essere preparati – ha concluso – a migrazioni bibliche”.
La Difesa ha messo a disposizione alcuni ex siti militari per ospitare gli immigrati che dovessero riversarsi in massa in Italia dalla Libia e dagli altri Paesi dal Nordafrica: si trovano tutti nel centro-sud, ma il ministro Ignazio La Russa non dice dove, per evitare che la gente possa “allarmarsi”.
“Ho fornito al ministro dell’Interno, con cui sono in continuo contatto – precisa La Russa – un elenco di luoghi dove si possa immaginare, nel caso ci fosse questo flusso, di accogliere le persone che arriveranno, mentre il centro di Mineo sarà destinato ai richiedenti asilo”.
Ma “non è il caso di dare il nome dei siti – ha proseguito – perchè non dipende da me la decisione finale e quindi potrei dare notizie poi non confermate dalla realtà, anche se si tratta di regioni tutte non lontanissime dal posto dello sbarco, nel centro-sud”. Inoltre, ha detto ancora il ministro, “la gente potrebbe allarmarsi, senza ragione peraltro, perchè si tratterà comunque di luoghi dove potranno essere ospitate delle persone in assolute condizioni di sicurezza”.
Le navi della Marina militare sono state mobilitate non per fronteggiare e contrastare l’invasione di profughi dalla Libia, ma per l’eventuale evacuazione degli italiani dal Paese. “È stata la mia prima iniziativa, prima ancora della riunione interministeriale – ha detto La Russa – mobilitare alcune navi, ma solo per essere pronti a prestare soccorso ai nostri connazionali, e, ove occorresse, anche ad altri cittadini non italiani che si trovassero in difficoltà e volessero lasciare la Libia. Solo questo è il significato: essere pronti ad una eventuale evacuazione”.
Oltre alla nave della Marina militare Mimbelli e ad altre unità anfibie, anche la portaerei Cavour è stata mobilitata per far fronte alla crisi in Libia ha confermato il ministro. “Nave Mimbelli – ha detto La Russa – si trova lì”, al largo di Misurata, “per l’evacuazione di circa 150 italiani”. E, ha spiegato il ministro, anche la portaerei Cavour “è stata spostata da La Spezia ad Augusta. L’abbiamo avvicinata in caso di bisogno”.
Inoltre, anche l’altra portaeromobili, il Garibaldi, secondo quanto si è appreso, si trova in ‘approntamento’ a Taranto: teoricamente potrebbe partire con il preavviso di uno-due giorni. Ai cronisti che chiedono se possano esserci pericoli per le navi italiane, La Russa risponde: “No, noi siamo lì solo allo scopo di garantire l’evacuazione dei nostri concittadini e dei cittadini dei Paesi Ue e Nato. Non abbiamo nessun intento aggressivo e la nostra presenza non può in alcun modo far pensare a intenzioni aggressive. E poi tutte le operazioni di evacuazione vengono condotte in cooperazione con le autorità libiche”.
Dalla Libia può arrivare un’ondata di immigrazione di “proporzioni catastrofiche” e l’Europa non può “lasciare l’Italia da sola”. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, all’arrivo al Consiglio europeo Affari Interni, lancia un appello da Bruxelles.
Il ministro ha ricordato che “Frontex, e non noi, ha parlato di 1 milione e mezzo” di rifugiati, ed ha osservato che “esiste il pericolo Al Qaida”. L’Italia può “fronteggiare l’emergenza” immigrati causata dalle rivolte in Nordafrica, “ma non per tanto tempo”.
“Io spero nel supporto dell’Europa, perchè quello che succede nell’area del Mediterraneo non è solo un problema dell’ Italia o dei paesi europei sul Mediterraneo, ma per tutta l’Europa e per il mondo” ha sottolineato Maroni, aggiungendo: “Siamo di fronte ad una emergenza umanitaria e chiedo all’Europa di mettere in campo tutte le misure necessarie per affrontare una emergenza catastrofica. Non possiamo essere lasciati soli”.
“Noi abbiamo fatto delle richieste alla Ue – ha continuato il ministro facendo riferimento al vertice di ieri a Roma con Francia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta -. Ieri c’è stata una riunione dei ministri dell’interno dei Paesi del Mediterraneo che hanno presentato un documento con una posizione comune, ed è la prima volta che questo avviene, presentando una serie di richieste: si va dalla costituzione di un fondo straordinario per le emergenze umanitarie all’accettazione del principio del ‘burden sharing’ ed altre iniziative che sono l’attuazione del principio di solidarietà. L’Europa si fonda sul principio di solidarieta”.
“Il modello sociale europeo – ha continuato – si fonda sul principio di solidarietà che prevede che quando uno Stato membro è in difficoltà prevede che gli altri Stati lo aiutino”. “Non mi faccio illusioni”, ha detto Maroni, sulla disponibilità dei paesi europei verso lo smistamento dei migranti che possono arrivare in Italia dal Nordafrica.














