Cinquanta esperti, due motovedette e sette aerei sono stati inviati in Italia da Frontex (l’Agenzia europea delle frontiere) nell’ambito della missione ‘Hermes’, promossa dopo i massicci sbarchi a Lampedusa. Le due navi per la sorveglianza marittima, un velivolo, cinque esperti e due mediatori culturali sono stati forniti dall’Italia – Paese guida dell’operazione – mentre il resto dei mezzi e del personale arriva da altri 12 Paesi europei.

Venti esperti, fa sapere Frontex, sono stati inviati nei Centri per migranti di Crotone, Caltanissetta, Catania e Bari per le operazioni di identificazione degli stranieri. L’unità di analisi del rischio dell’Agenzia ha sviluppato alcuni scenari sui potenziali flussi di immigrati verso l’Italia e, a seconda degli sviluppi della situazione, la missione potrebbe essere adeguata negli uomini e nei mezzi.


Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, rende nota e sottolinea la decisione sulla base siciliana di Sigonella, ed evidenzia che è stata presa dopo un colloquio avuto con il ministro della Difesa inglese e contatti con la difesa Usa. “Abbiamo dato l’autorizzazione all’uso della base di Sigonella da parte di aerei che hanno l’obiettivo dell’evacuazione del personale dalla Libia ed esclusivamente scopi umanitari”.

“Ho parlato con il ministro della Difesa inglese Fox, mentre il premier parlava con Cameron – ha detto La Russa – perché sia lui sia gli americani ci hanno chiesto di utilizzare la base di Sigonella per loro aerei che abbiano come obiettivo solo l’evacuazione per scopi umanitari.
L’autorizzazione è stata data limitatamente a queste finalità, né potrebbe essere diversamente. Fox si è dimostrato molto contento della nostra collaborazione. Lo stesso vale per gli aerei americani che già sono a Sigonella e che possono essere aumentati di un paio: anche gli Usa infatti si preoccupano della eventuale necessità di evacuazioni”.

Oggi il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, conversando con i giornalisti a Palazzo d’Orleans, ha usato toni duri sull’emergenza migranti. “La Nato, l’Unione europea, le Marine militari intervengano in Libia, anche con la forza, per aiutare il popolo nel loro territorio, sottraendolo al massacro di Gheddafi ed evitando che migliaia di persone fuggano dal Paese. La Sicilia, il Mezzogiorno, l’Italia da soli non ce la possono fare a reggere quello che viene già definito come un esodo biblico. Purtroppo, in questo momento l’Europa non c’è, è assente, ed è penoso”.

“Oltre ai due docenti palermitani bloccati a Misurata, in Libia ci sono tante persone di cui i propri cari non hanno notizie da giorni. Ci sono familiari di miei conoscenti che non riescono a mettersi in contatto con i propri parenti, ci sono i lavoratori dell’Eni e dell’Impregilo. La situazione è drammatica”, ha detto Lombardo.

Il governatore ha ricordato la sua esperienza di qualche anno fa in Libia. “Incontrai Gheddafi assieme ad altre persone – ha raccontato – Per tre giorni rimanemmo sotto un tendone, completamente isolati. I telefoni cellulari non funzionavano, anche dall’hotel non riuscivo a mettermi in contatto con la mia famiglia. Il regime aveva interrotto qualunque tipo di collegamento per questioni di sicurezza. Solo in piena notte, dopo avere insistito più volte, convinsi la direzione dell’hotel a chiamare casa mia, e dopo che verificarono che in effetti al telefono c’era mia moglie, mi consentirono di parlarle”.

“Non parlo di respingimenti ma di assistenza e protezione di queste persone lì dove vivono – ha sottolineato Lombardo -, è un discorso che l’Unione europea ha sempre annunciato ma che non ha mai fatto. Ci si incontri con gli Usa, con la Francia o con la Spagna per aiutare i libici. In caso contrario, con il miglioramento delle condizioni meteo qui arriveranno centinaia di migliaia di persone”.

“È ancora il caso di attardarsi sul sì o no al villaggio degli Aranci di Mineo? Qui non bastano tutte le caserme d’Italia per accogliere queste persone. Bisogna intervenire e non certo sparando sulla gente o con i respingimenti, ma aiutando questi poveracci lì e poi finalmente aiutarli a vivere e a lavorare e non a continuare a sfruttarli con una logica coloniale, che da qualche decennio vige nei rapporti con i paesi del Nord Africa”.

Per Lombardo “è importante che, al di là delle telefonate, i paesi alleati, la Nato, gli Usa o l’Italia si facciano vivi in quell’area e questa non vuole essere una critica a nessuno. Comprendo bene che ci sono accordi e che con qualunque tipo di iniziativa bisogna andarci con i piedi di piombo”.

Con i Centri di accoglienza pieni ed il ‘rischio’ esodo dalla Libia in rivolta, il Viminale – secondo quanto si apprende – punta a cercare strutture in tutta Italia per ospitare fino a 50mila migranti che potrebbero sbarcare nel giro di un mese. È lo scenario peggiore ipotizzato dagli esperti del ministero. “Non possiamo farci trovare impreparati in caso di emergenza”, aveva detto ieri a Bruxelles il ministro Roberto Maroni.

Alla ricerca delle strutture per ospitare eventuali flussi eccezionali di stranieri si stanno dedicando i prefetti, con un ‘censimento’ delle disponibilità provincia per provincia (edifici pubblici, ex caserme, ecc.) ed il commissario straordinario per l’emergenza immigrazione, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, che punta invece ad individuare aree dove installare eventualmente dei campi attrezzati con acqua, luce e gas.

Le strutture del Viminale (Centri di accoglienza, Centri per richiedenti asilo, Centri di identificazione ed espulsione), che hanno una capienza complessiva di circa 8 mila posti, sono ormai al tutto esaurite, dopo i circa 6.300 migranti (6.200 tunisini) arrivati in questo inizio d’anno. Si stringono dunque i tempi per trovare altre soluzioni di ospitalità da approntare in poche settimane.