“Se la politica è latitante, le famiglie, i disoccupati, gli studenti, i cittadini, le reti sociali non possono restare silenziosi, rassegnati al peggio, ma devono assumere una forma di cittadinanza attiva, partecipando agli appuntamenti sociali, per approvare e sostenere chi cerca di fare il bene della comunità e contestare chi ha il dovere di coltivare gli interessi generali ed, invece, latita o fa altro”. E’ la “ricetta” di Piero Mangione, sindacalista della Cgil, che in una nota analizza le difficoltà o per meglio dire la latitanza della politica di fronte alle grandi emergenze della notra realtà agrigentina. “Al Forum del 16 febbraio – afferma Mangione riferendosi all’incontro dei sindacati con Confindustria – tutti hanno detto che, di fronte al disastro sociale della provincia, bisogna fare da pungolo alla politica. La stampa e le televisioni hanno assegnato grande rilievo a tale presa di posizione che non induce all’antipolitica semmai ne intende valorizzare la funzione ed i compiti. Dopo tanto silenzio spetta a CGIL, CISL, UIL, e Confindustria riprendere le fila del Forum e scegliere la strada per fare in modo che la politica sia costretta a fare la sua parte”. Ed infatti, come commenta lo stesso Mangione, da una parte la Provincia continua ad inseguire il sogno agrigentino dell’aeroporto, ma “tale impegno dovrebbe essere indirizzato ad una più generale causa, dal momento che quella infrastruttura, pur utile che sia, non ha, da sola, un valore salvifico per il presente – futuro dell’economia e del lavoro di questa comunità. Come ben si sa, ci vuole molto altro per fare uscire questa area sud occidentale della Sicilia dall’isolamento geografico, dalla marginalità economica, cause primarie della sua ghettizzazione come capitale della disoccupazione, della povertà, del lavoro nero, della illegalità e della rassegnazione. Consapevoli di tanta grave condizione economica e sociale, aggravata dalla “grande crisi”, CGIL, CISL, UIL provinciali e regionali hanno cercato l’impegno comune della Chiesa, della Confindustria, della Camera di commercio per sintetizzare una idea condivisa di utilizzo delle leve dello sviluppo (agenda europea e oltre) per aprire una nuova fase nel rapporto congiunto con la politica regionale e nazionale, cominciando coi Comuni e con la Provincia . Agli “Stati Generali” convocati dai sindacati confederali hanno parlato don Mario Sorce, Peppe Catanzaro e Vittorio Messina per manifestare la condivisione e la loro disponibile partecipazione attiva all’avvio di questa nuova fase, dentro cui la Provincia Regionale deve assumere la centralità politica costituendo una “cabina di regia per lo sviluppo” e chiamando all’appello tutti i soggetti economici e sociali, unitamente agli amministratori locali. Ma all’appuntamento del 16 febbraio scorso la grande assente è stata proprio la politica che, senza declinare l’invito, non si è presentata né per cortesia, né per prendere atto delle cose che avevano da dire gli organizzatori della manifestazione di intendi. Purtroppo, all’assenza del 16 ha fatto seguito un assordante silenzio da parte di chi avrebbe dovuto dire, assentire, dissentire, contestate, approvare, mostrando un disinteresse per la concretezza dei problemi posti e nei confronti di una annunciata volontà di agire contro il sotto sviluppo, la disoccupazione, il disagio e la povertà, le illegalità e la mafia, la cultura delle gelosie rivali che impedisce la cooperazione di tutte le forze in campo per un unico, comune obiettivo: aiutare la provincia di Agrigento a rialzarsi”.


















