Continuano a sbarcare, ad ogni ora. Lampedusa è al collasso e ogni giorno che passa è sempre più evidente che tutto ciò che è stato messo in piedi finora serve a poco o a nulla. Servono a poco i ponti aerei e nave San Marco: quelli che arrivano sono sempre di più di quelli che se ne vanno. Oggi ne sono sbarcati quasi ottocento e ne sono partiti meno di 200. Un aereo, addirittura, è decollato con soli 29 immigrati a bordo su 160 posti disponibili: dicono le forze dell’ordine che non c’era altra soluzione, in tutta Italia non si trova un posto dove ospitarli.
Ma in queste condizioni Lampedusa non può durare. È una “bomba sociale pronta ad esplodere” sintetizza efficacemente l’assessore regionale all’ambiente, Sparma. Gli abitanti sono allo stremo e per chiedere al governo di muoversi in maniera concreta hanno organizzato l’ennesima protesta in piazza. Il Comune lancia l’allarme acqua: “Non c’è l’autonomia sufficiente per assicurare la fornitura agli oltre 11 mila presenti”. E, soprattutto, non si può continuare a lasciare in queste condizioni migliaia di esseri umani. Sono di nuovo quasi cinquemila, senza contare i 150 a bordo di un barcone tratti in salvo in serata a 25 miglia dall’isola e i 73 giunti poco dopo le 20.
Finora i migranti hanno dato una grande prova di dignità, ma più passa il tempo e più diventa concreto il rischio che la rabbia esploda. Uno di loro, sbarcato nella notte, è stato colpito da un arresto cardiaco sulla banchina del porto e solo l’intervento immediato di poliziotti e sanitari gli ha salvato la vita. In migliaia vivono accampati in rifugi di fortuna o in terra, con i vestiti che avevano indosso quando sono sbarcati, senza servizi igienici e senza potersi lavare. Per capire la situazione basta vedere cosa è accaduto quando si è sparsa la voce che Medici senza frontiere avrebbe distribuito coperte e saponi.
Si sono messi in fila in duemila, in maniera ordinata, per prendere il kit, utilizzato da molti per lavare i vestiti alla cisterna dell’acqua sulla banchina. “Che Msf debba intervenire per supportare le autorità di un paese occidentale – dice sconsolato il responsabile dell’organizzazione sull’isola, Rolando Magnano – è il segnale più concreto del livello raggiunto dall’emergenza”.
E come se non bastasse all’orizzonte si affaccia un altro incubo, la paventata ondata di profughi dalla Libia. L’allarme è scattato ieri ma si è saputo solo oggi: un barcone con 330 eritrei, tra cui donne e bambini, sarebbe partito da Tripoli mercoledì diretto a Lampedusa e ora si troverebbe in difficoltà nel Mediterraneo. A dare l’sos è stata una donna eritrea che vive ad Agrigento e che ha parlato al satellitare con la sorella, che si troverebbe a bordo. Da 24 ore lo stanno cercando tutti i mezzi navali e aerei impegnati nel canale di Sicilia, ma al momento del barcone non c’è traccia. In ogni caso, se dovesse arrivare, vorrebbe dire che anche quella rotta si è aperta, nonostante le bombe della coalizione e la rappresaglia del Colonnello Gheddafi.
Ma l’arrivo della prima nave dalla Libia, inoltre, potrebbe rappresentare l’ennesima maledizione per Lampedusa. Perchè potrebbe innescare una guerra tra disperati: il governo ha sempre ripetuto che quelli provenienti dalla Libia saranno considerati profughi, dunque saranno accolti nelle regioni italiane in strutture messe a disposizione dalla Difesa (il ministro La Russa ha confermato che si tratta di 13 siti), mentre tutti gli altri saranno considerati clandestini e devono andare nei Cie. Significa che se arriveranno gli eritrei da Tripoli, verranno immediatamente trasferiti: e come accoglieranno la cosa i tunisini da giorni sull’isola?
Di questi, quattrocento andranno via nelle prossime ore con nave San Marco: ma non saranno portati a Mineo dove è già esplosa la protesta dei sindaci, appoggiati dal governatore Lombardo, contro il Viminale che, dicono, aveva promesso di far arrivare al Villaggio degli Aranci soltanto i richiedenti asilo. La struttura dove dovranno andare, però, non è ancora stata individuata.
Allarme acqua a Lampedusa. “Manca l’approvvigionamento idrico sufficiente a Lampedusa. La richiesta di fornitura straordinaria di 20 mila metri cubi d’acqua, avanzata già da un mese, non ha avuto ad oggi alcuna copertura economica da parte del ministero della Difesa”, si legge in una nota diffusa oggi dal Comune.
“La popolazione di Lampedusa, oggi composta di 5.500 isolani, più 5 mila profughi e 400 esponenti delle forze dell’ordine – conclude la nota – ha anche il problema dell’approvvigionamento idrico. Questa carenza complica ulteriormente la situazione sull’isola. Non c’è l’autonomia sufficiente per assicurare la fornitura agli oltre 11 mila presenti”.
Sono circa 400, tra cui 13 minori, gli immigrati sbarcati nel corso della notte a Lampedusa, arrivati con sette imbarcazioni, due delle quali con non più di dieci persone a bordo. Ieri, sull’isola, è stato anche arrestato uno scafista, individuato nel corso di indagini condotte dalla polizia e dalla guardia costiera.
Tragedia sfiorata in nottata: un migrante, giunto con uno dei barconi ha accusato un malore sulla banchina del molo dove da giorni sono accusati migliaia di extracomunitari ed è stato salvato dai poliziotti che si trovavano in quel momento in servizio. L’uomo è stato poi soccorso dai sanitari e portato via in ambulanza. Prima di sentirsi male, secondo quanto hanno raccontato alcuni migranti che erano con lui, l’uomo avrebbe detto che non mangiava da sette giorni.
Intorno alle 13 sono sbarcati a Lampedusa altri 48 migranti, che erano assiepati su una piccola imbarcazione scortata in porto da una motovedetta della Guardia costiera. In mattinata c’era stato un altro sbarco, sempre di una cinquantina di migranti e non è escluso che ve ne siano altri nelle prossime ore: le motovedette di Guardia di Finanza e Capitaneria di porto continuano ad uscire dal porto dopo aver ricevuto diverse segnalazioni.
Dopo le partenze di ieri, tra cui quelle di 83 minori, sono ancora 4.376 i clandestini presenti sull’isola. Il bilancio è stato stilato dall’assessore regionale al Territorio Gianmaria Sparma giunto sull’isola, che ha tenuto una riunione col sindaco delle Pelagie, Bernardino De Rubeis. Sparma ha poi incontrato Antonino Morana, comandante della Guardia costiera e visitato la stazione marittima, che “ormai versa in uno stato di completo degrado”.
“Lampedusa è al collasso, è una bomba sociale pronta a esplodere”, ha spiegato l’assessore Sparma che ha insediato, questa mattina nell’isola, gli uffici del governo della Regione siciliana nella sede del distaccamento del corpo Forestale e dell’Azienda Foreste.
“Dalla prime verifiche che abbiamo già effettuato – ha detto Sparma – la situazione di Lampedusa è esplosiva, sia dal punto igienico sanitario, sia assistenziale. Sono elevati anche i rischi per l’ordine pubblico, perchè, nei fatti ormai, siamo in presenza di un incontrollato e non controllabile campo profughi. Dopo l’incontro con l’ufficiale sanitario Pietro Bartolo, nella sede del poliambulatorio, che ha confermato il raddoppio di tutti i servizi sanitari predisposto dall’assessore Massimo Russo, abbiamo già chiesto, alla Protezione civile regionale, l’installazione di alcuni moduli mobili per il personale medico e infermieristico che presta in banchina la prima assistenza all’arrivo delle imbarcazioni dei migranti”.














