Ignazio Cutrò è un siciliano, uno che ha sempre lavorato duramente e che ama la sua terra.
Un amore vero che lo ha spinto a lottare e denunciare chi questa terra, con la connivenza di molti, la umilia e violenta quotidianamente: la mafia.
Quella di Ignazio è una vicenda strana, pirandelliana, la vittima diventa doppiamente sacrificata sia dalla mafia che dalla società.
Ignazio è un testimone di giustizia, sono pochi ad esserlo, nelle mafie si vedono solo tantissimi collaboratori di giustizia (volgarmente e inesattamente chiamati pentiti) che per un puro do ut des raccontano le loro vicende interne e ne ricavano dei benefici sia in sgravio di pena per i reati commessi sia economici.
I cosiddetti pentiti sono criminali che hanno alle spalle omicidi anche di poveri bambini innocenti mentre il testimone di giustizia è solo un libero cittadino onesto che denuncia e/o testimonia contro le mafie.
Ignazio Cutrò testimone di giustizia un giorno ha detto basta, si è ribellato al giogo criminale che opprimeva il suo territorio, e ha denunciato tutto alla magistratura.
Ignazio Cutrò da quel giorno non vivè più, ha perso amici, conoscenti e la sua Bivona.
Ha dovuto lottare e incatenarsi per essere ascoltato, per essere protetto, per sopravvivere.
Ignazio Cutrò ha una famiglia che quotidianamente subisce l’indifferenza di tutti.
Per avere un minimo di protezione per l’incolumità della propria famiglia è andato a Roma e si è incatenato e ha con dignità protestato, adesso vive sotto scorta anzi sopravvive sotto scorta perchè cercando di liberare la sua terra ha perso di fatto la sua libertà personale.
Ignazio Cutrò non lavora, non perchè può farne a meno e nemmeno perchè non ne ha voglia, non lavora perchè nessuno vuole farlo lavorare.
Sì è vero verso di lui le parole si sprecano e sono lusinghiere ma rimangono solo parole.
Deputati, onorevoli senatori e ministri lo lodano a parole, ma concretamente cosa hanno fatto ?
Trasversalmente nell’arco costituzionale molti “professionisti dell’antimafia” spendono fiumi di inchiostro quotidianamente anche su Ignazio Cutrò, ma Ignazio ha la sua azienda ferma, non lavora, a cosa servono tutte queste parole ?
Un grande uomo siciliano che ha lottato contro la mafia, Giovanni Falcone, un giorno disse che la lotta alla mafia deve farla lo stato non semplici e inermi cittadini, un altro siciliano illustre, Bufalino, disse che la mafia si combatte con un esercito di maestri delle scuole elementari.
Ignazio ha scritto al Prefetto di Agrigento le seguenti parole:
“La mafia ha tanti modi per eliminare un suo avversario ed, in questo momento, non potendo procedere alla mia eliminazione fisica, si adopera per fare terra bruciata attorno al mio lavoro e alla mia famiglia.
Per farmi questo male la mafia non ha bisogno di fare proclami perché e sufficiente che tutti sappiano che attorno a me c’é una cappa di minacce e di terrore che per estensione può coinvolgere tutti coloro che mi danno lavoro mi accettano in amicizia.”
Politici dell’antimafia, istituzioni, siciliani è questo che vogliamo ?
Vogliamo che la mafia vinca anche se sconfitta ?
Vogliamo abbandonare Ignazio e la sua famiglia ?
Facciamoci sentire, ma non con parole di circostanza ma con atti concreti perchè non si perda la speranza, perchè domani, anzi da oggi, uomini liberi come Ignazio Cutrò siano la regola e non l’eccezione.
Tutti noi siamo Ignazio Cutrò solo che non abbiamo il coraggio e la dignità di Ignazio.












