Mal di pancia all’interno della maggioranza sull’ex tabella H che distribuisce contributi a enti, associazioni, società e fondazioni. La seduta d’aula sospesa tre volte.
Nella sala attigua agli uffici della presidenza, Ciccio Musotto (Mpa) è una furia. “Basta, non ne posso più. È tre giorni che sento parlare De Luca: è una tortura. Invoco Amnesty International”. Vincenzo Vinciullo (Pdl) tenta di intromettersi, ma Musotto lo blocca subito: “Zitto tu. Tutti in aula parlate. parlate, ma che cosa dite? Intervenite su un argomento ma poi parlate di altro. A Bruxelles vi toglierebbero la parola dopo un minuto. Io lo dico da tempo: l’Ars va sciolta”.
Il clima nel piano parlamentare è brioso. Si ride e si scherza. Il primo accordo tra i gruppi finalmente è stato raggiunto. Le tensioni della sera prima, quando l’intera maggioranza avrebbe voluto urlare l’impossibile a Santi Formica “colpevole” di una conduzione non imparziale dei lavori, si sono sciolte d’un colpo. È bastato togliere soldi a questo e a quell’ente per accontentare quell’altra associazione a mettere tutti d’accordo. Così quando il presidente Francesco Cascio in aula pronuncia la tanto attesa frase “l’esame del bilancio è stato completato”, parlamentari, commessi, giornalisti, portaborse e fruitori di contributi si lasciano alle spalle tre giorni di ordinaria follia.
In quell’istante non passa inosservata l’assenza a sala d’Ercole di uno dei protagonisti dello show: Cateno De Luca. Il deputato-emendamento, da solo ne ha presentati 3.708, se n’è appena andato, un po’ deluso, dopo avere parlato per 20 minuti di fila. “Presidente, se lei mi dà venti minuti e mi permette così di spiegare il significato politico che sta dietro ai miei emendamenti io poi non parlerò più”, dice il deputato. Una manna dal cielo, avrà pensato Musotto che come gli altri ha ascoltato per due giorni consecutivi gli interventi del parlamentare di SiciliaVera che regolamento alla mano prendeva la parola su ogni rubrica del bilancio esprimendo la propria dichiarazione di voto.
Alla richiesta di De Luca, Cascio non ha esitato un solo minuto. Anche tra i commessi c’è chi ha esultato, in segno di solidarietà ai loro colleghi che per due giorni hanno portato in braccio i faldoni di carta con i 3.708 emendamenti che gli uffici dell’Ars hanno stampato in numero ridotto di copie per risparmiare sulla carta. Chi l’ha buttata sull’ironia è stato l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, bersaglio numero uno in aula di De Luca. Accusato dal deputato-emendamento di propinare mele marce e avvelenate tra le pieghe del bilancio, Armao ha pensato di rispondere pan per focaccia. In una busta ha infilato una mela rossa, lasciando il plico sul banco di De Luca, che dopo averne fatto mostra in sala stampa, l’ha morsa in aula davanti al parlamento.
Nelle stanze del Palazzo, intanto, si passava da una riunione all’altra, con i politici che sembravano schegge impazzite. Riunione in commissione Bilancio. Riunione nella stanza del governo. Riunione negli uffici del Pd. Riunione nei locali del Pdl. Così capitava di vedere Giulia Adamo (Udc), elegante e bella come sempre, correre per il corridoio parlamentare stile centometrista Carl Lewis, dopo essersi accorta che nel maxi-emendamento i fondi per i ciechi erano pochi, mentre un gruppo di ignari non vedenti aspettava notizie da radio-palazzo.
Intanto il grande mediatore era al lavoro: Lino Leanza. Il deputato del Mpa sembrava avere tanti cloni. Non mancava una riunione, anzi, spesso era lui a organizzarle. Era ovunque. Un suo sms notturno ha spinto Raffaele Lombardo a presentarsi oggi all’Ars. “Guardate come tesse la sua tela”, gongolava Lombardo, a bilancio approvato, mentre Leanza gli passava davanti tenendo sotto braccio Innocenzo Leontini, capogruppo del Pdl, che ha avuto il suo bel da fare per tenere a bada i suoi, divisi tra falchi e colombe, ma sempre con l’emendamento in tasca.
È stato grazie ai mediatori che Armao s’è potuto permettere, nel pieno dell’ennesima riunione politica pre-accordo, un break in sala stampa per dare una sbirciata sul pc: c’era la diretta del matrimonio reale tra il principe Will e la bella Kate.
Col voto contrario di Pdl, Pid e Fds, è passato il sub-emendamento che prevede spese per 52,5 milioni di euro a beneficio di enti, associazioni, fondazioni e società.
fonte lasicilia.it


















