Il Comitato Palermo pride esprime rammarico e sconcerto per il divieto dell’arcivescovo di Palermo Romeo, indirizzato alla parrocchia di Santa Lucia, di ospitare la veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia, organizzata sin dal 2007 da Ali d’Aquila, gruppo di cristiani omosessuali palermitani, ed inclusa quest’anno negli eventi del Palermo pride 2011. Rivendichiamo con forza il diritto di pregare, insieme a quello di difendere e reclamare diritti e protezione giuridica per le vittime della violenza omofobica, che ogni anno, in tutto il mondo, uccide o perseguita migliaia di persone LGBT. Invitiamo tutti i credenti di ogni confessione a partecipare alla veglia di preghiera che avrà ugualmente luogo il 12 maggio in un luogo ancora da stabilire, e tutte le persone di buona volontà, in qualunque cosa credano o non credano, a partecipare alla parata del pride del 21 maggio ed agli altri eventi del pride. Ci chiediamo per quali ragioni cristiane la Curia di Palermo intenda proibire ai suoi fedeli una veglia di preghiera promossa da diverse comunità religiose, per ricordare le vittime di omofobia. Ci chiediamo perché la Chiesa cattolica continui ad assumere un atteggiamento di non dialogo e di chiusura verso gli omosessuali credenti, anche in occasione di una giornata come quella mondiale contro l’omofobia. La posizione della Curia ci addolora ma purtroppo non ci stupisce. Il documento cui ci si richiama per negare l’uso della chiesa per lo svolgimento della veglia – la Lettera ai vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omossessuali dell’1 ottobre 1986, firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, e che prevede “la cura pastorale” degli omosessuali, con l’assistenza di medici e psicologi – è lo stesso in cui al punto 10 si legge che quando l’omosessualità è accettata come buona e normale non ci deve sorprendere se poi altri comportamenti irrazionali e violenti come quelli contro le persone omosessuali aumentano. Una posizione che – di fatto – mette ambiguamente sullo stesso piano le vittime e i carnefici dell’omofobia: tutti egualmente soggetti moralmente disordinati. Per fortuna la posizione delle gerarchie ecclesiastiche è molto diversa da quella dei singoli cattolici o di alcuni preti.