In questi giorni di accesa campagna elettorale nella nostra Canicattì, mi sono, ci siamo trovati presi dalla competizione trascurando un evento importante.

Ieri 23/05/2011 si ricordava la morte di un uomo, Giovanni Falcone, che ha parlato di legalità e non solo; Egli ha combattuto, sacrificando la sua vita per rendere la Sicilia una terra migliore, la mafia che ha tanto preso da questa terra conducendola al collasso sociale ed economico, portando la sofferenza e la morte, gli effetti, che noi ahimè, abbiamo vissuto e stiamo ancora oggi vivendo.
Si parla, da molti anni, tanto di legalità, ma quello che noi oggi dobbiamo fare è quello che alcuni uomini ci hanno insegnato. Il giudice Rocco Chinnici, Gaetano Costa, il poliziotto Ninni Cassarà, I nostri giudici Livatino e Saetta, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tanti altri uccisi dalla mafia, hanno sacrificato la loro vita solo per far valere la giustizia, per scuotere le nostre coscienze, le coscienze dei politici, per dimostrare che ci può essere un mondo migliore se abbattiamo i muri e le rivalità che l’uomo si è costruito.


Mi chiedo:

E’ così difficile abbandonare la bramosia del vile denaro e del potere egoistico?
E così difficile imparare a discutere civilmente, senza armi, trovando una soluzione che possa metterci tutti d’accordo?
E’ così difficile essere più altruisti, pensare al bene comune e collaborare per rendere la nostra vita migliore?

Credo che tutte queste domande siano state oggetto dei pensieri di questi semplici uomini, che hanno fatto tutto non per denaro, non per la notorietà ma semplicemente per dare a noi tutti Siciliani, la possibilità di essere liberi, di vivere e operare nel nostro territorio serenamente senza l’oppressione di un fenomeno che ha saputo entrare anche in politica diventando più forte.
Giovanni Falcone diceva: “ La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”; ma chi sarà la causa della sua fine?
Sembra una risposta difficilissima, eppure loro hanno chiaramente risposto. Siamo noi che dobbiamo far si che il mondo migliori e noi che dobbiamo riportare la legalità nella nostra Terra; rimanendo impassibili a tutto quello che ci circonda, anche a questo fenomeno; rimanendo in silenzio, nella totale omertà, accettiamo di non essere liberi, di non volere la pace ma di essere, per tutta la vita, schiavi,
schiavi di un mostro capace di distruggerci, di vivere sul nostro lavoro, di farci vivere nella più totale paura.
E allora, anziché vivere nella noia, nella voglia irrefrenabile di denaro, nella voglia di successo, nell’invidia e nell’odio, fermiamoci e riflettiamo: vogliamo un mondo migliore per noi e per i nostri figli?
Vogliamo che la Sicilia acquisti la sua dignità in tutto il mondo?
Vogliamo essere liberi e riprenderci la nostra terra e la nostra vita?
Domande apparentemente semplici, ma in grado di mettere in discussione tutta la nostra realtà e in grado di riportare verso una nuova rinascita la nostra civiltà.

Angelo Inglima