Da fase “in esaurimento” a fase “esaurita”: il Pd toglie ufficialmente l’appoggio al governo tecnico di Raffaele Lombardo e punta su un’alleanza strategica fra centrosinistra e Terzo Polo che preveda primarie di coalizione. Le stesse forze, se si raggiungerà un accordo, dovranno valutare entro luglio l’ipotesi di elezioni anticipate “per intercettare il vento di cambiamento che spira in Sicilia e nel resto d’Italia”.
E’ la posizione espressa questa mattina, nel corso dell’assemblea regionale del partito democratico, dal segretario regionale Giuseppe Lupo. Netto il giudizio di Lupo sull’azione del governo Lombardo:  “C’è stata una gestione monocratica, il cambio di passo non si è visto per questo motivo. Consideriamo esaurita questa fase: serve una svolta”. In attesa di sviluppi dell’inchiesta Iblis (i vertici della Procura di Catania hanno stralciato la posizione del governatore, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa), il segretario del Pd afferma che il suo partito “continua a seguire la vicenda con attenzione e continua a essere intransigente”.
La relazione di Lupo è stata approvata quasi all’unanimità dagli oltre 300 delegati presenti, con soli tre astenuti.
Nel pomeriggio è arrivato anche il sì dell’assemblea al regolamento per i referendum, ma il via libera alla consultazione, attraverso la decisione sulla data, è slittata ancora. Se ne riparlerà a fine luglio, dopo la verifica di Lupo con gli alleati. Ma prende quota la possibilità che il referendum non si svolga.
Il capogruppo all’Ars, Antonello Cracolici, si dice ottimista: “A chi mi chiede come si possa fare a conciliare la proposta del PD di un’alleanza larga, con le posizioni di Sel e Idv, e dell’Udc, io rispondo: “Mai fermarsi alle apparenze, stare calmi e avere pazienza”. C’è un tempo del dire e un tempo del fare, e non sempre ciò che appare è ciò che è”. Cracolici ha anche auspicato, per i prossimi mesi, un governo che rispecchi “l’allenza politica che si vuole costruire”. Il senatore Beppe Lumia continua a difendere il governatore: “Nessuno pensi che si possa tornare indietro, nessuno pensi che si possa rompere l’alleanza con Lombardo e il Terzo Polo”.
“SCONTRO TRA CRISAFULLI E  ARNONE A MARGINE DELL’ASSEMBLEA PD, OGGI A PALERMO”
Il sen. Mirello Crisafulli, prende la parola all’Assemblea Regionale del PD di stamane, per attaccare frontalmente Giuseppe Arnone “reo” di aver distribuito ai partecipanti alla riunione un documento favorevole al governo Lombardo e, soprattutto, durissimo nel chiedere il rinnovamento del Partito Democratico in Sicilia.
Secondo Crisafulli, il documento distribuito questa mattina da Arnone sarebbe “indegno”, e non sarebbe “sopportabile la denigrazione del gruppo dirigente ad ogni iniziativa pubblica di questo partito”. Crisafulli, inoltre, ha chiesto al segretario Lupo di non consentire le attività di Arnone, a cominciare dall’utilizzo del simbolo del Partito Democratico.  Crisafulli chiede infine che “ad Arnone vengano impedite queste attività” e che “all’esponente ambientalista venga vietato di partecipare alle riunioni di partito in quanto”, a suo dire, Arnone non sarebbe tesserato del PD.
Arnone, in replica: “Che il PD ad Enna fosse gestito con metodi simili a quelli di Ceausescu è cosa nota. Ma Crisafulli sbaglia di grosso se pensa di poter continuare ad applicare i suoi metodi e, anzi, continuare ad estenderli, tentando persino di tapparmi la bocca. Evidentemente, la lezione che gli abbiamo impartito, mettendo il veto alla sua candidatura a sindaco di Enna, non è stata da lui sufficientemente compresa. Colgo l’occasione per comunicargli che non solo sono tesserato del Partito Democratico, ma faccio parte anche di organismi nazionali, e proprio giovedì prossimo 23 giugno volerò a Roma, a spese del Partito, per partecipare, nella sede romana di via S. Andrea delle Fratte, alla riunione della direzione nazionale degli Ecologisti Democratici.”
Ed è bene che Crisafulli, Anna Finocchiaro, Capodicasa e gli altri comincino ad abituarsi al giudizio dell’intero Partito, a iniziare dalla sua base, in ordine a tutti i loro comportamenti pubblici e politici, per molti aspetti censurabili

I nervi all’on. Mirello Crisafulli sono saltati perché ancora una volta il documento diffuso da Giuseppe Arnone chiedeva conto e ragione a Crisafulli e a coloro che sinora lo hanno coperto, tra i quali spicca Anna Finocchiaro, delle frasi relative ad appalti truccati e ai favori agli imprenditori Gulino, pronunziate da Crisafulli con il capomafia Raffaele Bevilacqua e registrate dalla Polizia. Le frasi che hanno fatto saltare i nervi a Crisafulli, contenute nel documento distribuito da Arnone alla Assemblea regionale del PD sono le seguenti: “se quell’impresa vuole quell’appalto deve battere un colpo, e batterlo forte… ho dato quei lavori ai fratelli Gulino, perchè erano gli unici che possono farli…”, pronunziate appunto dalle labbra del Crisafulli.
Si ritiene anche utile riportare qui di seguito il titolo del documento distribuito da Arnone :
Perché SI al Governo Lombardo e soprattutto perché occorre pensionare i “Bassolini di Sicilia”, Crisafulli, Capodicasa, Finocchiaro, Burtone, Bianco, ecc. ecc.
Cari amici, vi spiego perché dietro la guerra a Lombardo vi è in realtà il tentativo dei “Bassolini” poltronisti di rimettere le mani sul Partito siciliano.
Palermo, Assemblea PD 19 giugno 2011.
Si allega al presente comunicato il testo integrale del documento distribuito da Arnone e che costituisce la base politico – programmatica per una battaglia di rinnovamento del PD in Sicilia, con la “rottamazione” dei cosiddetti “Bassolini”.
Peraltro, come si può leggere, la prima pagina del documento riporta ironicamente le foto dei “Bassolini” fortemente criticati, cioè, oltre allo stesso Crisafulli: Anna Finocchiaro, Angelo Capodicasa, Enzo Bianco, Giovanni Burtone, Giacomino Di Benedetto, nonché Nicola Latorre, venuto da Roma lo scorso 3 giugno a dare man forte a Crisafulli e Capodicasa.
Oltre ad invitare gli organi di informazione a leggere l’integrale documento, si ritiene utile, qui di seguito, riportare la parte dello scritto di Arnone dedicata a “Sua Maesta”, la senatrice Anna Finocchiaro, in relazione al poco limpido rapporto che emerge da una Sentenza del Tribunale di Roma che assolve i giornalisti de “Il fatto quotidiano”, Marco Travaglio e Giuseppe Giustolisi e che ricostruisce appunto vicende tutt’altro che limpide connesse al legame tra Anna Finocchiaro e il procuratore aggiunto di Catania, Giuseppe Gennaro, già presidente dell’ANM e componente del CSM, nonché, ovviamente, grande accusatore del presidente della Regione, Raffaele Lombardo.
Si riporta, per il rilievo che assume, detto passaggio del documento di Arnone:


Occorre con il vero referendum che serve a questo Partito, frantumare la consociazione della irresponsabilità e della omertà che ha tenuto assieme, per garantirsi reciprocamente posizioni di potere, gli odierni “Bassolini di Sicilia”. E probabilmente, adesso, sarò il primo degli esponenti di peso elettorale e di rilevante storia politica e di impegno civile, a mettere in chiaro alcuni concetti che riguardano Sua Maestà Anna Finocchiaro, sui quali è utile che rifletta il popolo democratico. Come potrete constatare dal mio intervento pubblicato il 23 aprile u.s. dal quotidiano del nostro partito “Europa”, mi sono dovuto occupare,
attraverso l’inchiesta che mirava a colpire il Presidente Lombardo, del funzionamento della Procura di Catania. Già in quell’articolo di tre mesi fa, pervenivo alle stesse conclusioni in ordine alla inconsistenza giudiziaria delle accuse a Lombardo, cui poi sono pervenuti gli attuali vertici della DDA di Catania. per questa ragione, ho avuto modo di occuparmi del malsano rapporto che si è costruito, a Catania, tra il nostro Partito (e prima ancora le forze politiche da cui discendiamo) e potenti settori della Magistratura inquirente
etnea, in primo luogo il dott. Giuseppe Gennaro, già discusso presidente dell’ANM e componente del CSM. Ho avuto tra le mani una Sentenza del Tribunale Penale di Roma che assolve Marco Travaglio e Giuseppe Giustolisi da una querela del dottor Gennaro. La lettura della Sentenza, a mio vedere, suggerisce a Gennaro di abbandonare le sedi giudiziarie siciliane e al Partito Democratico di individuare altre “bandiere” nel mondo della Magistratura diverse da Anna Finocchiaro, ovviamente buona amica di Gennaro. Nella sentenza si legge la testimonianza di un autorevole poliziotto, che racconta una storia che sembra uscita, pari pari, dalla fertile comicità di Daniele Luttazzi. Purtroppo, però, è vera.
L’investigatore antimafia racconta, sotto il vincolo del giuramento, di aver appreso che il magistrato Gennaro stava per acquistare una bellissima villa a S. Giovanni La Punta, nell’ambito di una lottizzazione realizzata da uomini del clan dei Laudani. L’investigatore ha un ottimo rapporto con l’on. Anna Finocchiaro, già pm a Catania e notoriamente amica del pm Gennaro. Chiede alla Finocchiaro di intervenire su Gennaro spiegando al medesimo l’inopportunità dell’acquisto ed il quadro di interessi mafiosi che caratterizzano quegli imprenditori – venditori. Il risultato è veramente sorprendente: per pura coincidenza, uno stretto congiunto di Anna Finocchiaro compra, dagli stessi imprenditori, la villa accanto a quella di Gennaro. Mentre, sempre per coincidenza, Gennaro si cautela realizzando sì l’ottimo affare, ma facendo figurare che il venditore non era la società realizzatrice, bensì un altro soggetto, che però con la realizzazione e i relativi profitti non c’entrava proprio nulla. Basta l’istantanea di questi fatti per avere le idee molto chiare in ordine alla necessità di un radicale rinnovamento, sia nella politica “progressista” catanese, sia all’interno della Procura di Catania.