La morte di Calogero Giardina ha distrutto due famiglie. Da una parte i familiari della vittima, che non potranno mai più riabbracciare il loro figliuolo e dall’altra la famiglia del minorenne che ha compiuto un gesto che segnerà per sempre la sua esistenza.
Grazie all’avvocato Diego Giarratana, legale di fiducia, siamo riusciti a contattare la madre del 17enne in carcere con l’accusa di omicidio. Una donna distrutta dal dolore che a stento è riuscita a raccontarci quali sono i suoi sentimenti alla luce di questo tremendo epilogo che ha portato alla morte di Calogero Giardina.
La signora Lucia, ha raccontato il suo dolore anche davanti alle telecamere della trasmissione di Rai Uno “La vita in diretta” che ha inviato a Canicattì una troupe per ricostruire le fasi salienti di tutta la vicenda che sarà trasmessa lunedì , primo agosto, su Rai Uno a partire dalle 17.
“Da quella maledetta sera non riesco a darmi pace, dentro quella bara, se ciò servisse a ridare la vita a Calogero, vorrei esserci io. Più volte, in questi giorni, ho parlato in carcere con mio figlio per cercare di capire il motivo scatenante di quella maledetta discussione. Non c’entra nulla la gelosia, mio figlio si stava già frequentando con un’altra ragazzina , la sera del misfatto mi ha raccontato che con Calogero si erano salutati tranquillamente, non capisco cosa possa aver scatenato una reazione così sproporzionata. Avere un figlio in carcere con l’accusa di omicidio ti distrugge la vita ma in questo momento il mio primo pensiero va a Calogero e ad i suoi familiari. Vorrei dire tante cose ai suoi genitori ma non trovo nessuna parola per colmare il dolore infinito che in questo momento li sta affliggendo. Neanche mio figlio si spiega come tutto ciò possa essere accaduto, non si è reso conto della gravità del fatto, non voleva colpirlo in quel modo e soprattutto non avrebbe mai voluto ucciderlo. Eravamo amici di famiglia, altri miei figli avevano frequentato la stessa scuola di Calogero e non ci sono mai stati attriti tra di loro. Con la mamma del povero Calogero ci eravamo visti, al mercatino del mercoledì, pochi giorni prima di quel maledetto 16 luglio, avevamo discusso proprio del futuro dei nostri figli. So che le mie parole non serviranno a riportare in vita Calogero ma in questi giorni ho più volte pregato Dio di prendere la mia anima e di lasciare sopravvivere quel ragazzo. Sono una donna distrutta dal dolore, mio figlio non è un assassino, quella maledetta sera non so cosa sia successo nella sua mente”.
Il 17enne, che adesso si trova rinchiuso in una cella del carcere minorile “Malaspina” di Palermo, è l’ultimo di 4 figli, una famiglia come tante che non ha mai avuto guai con la giustizia. Il suo legale di fiducia, l’avvocato Diego Giarratana, ha chiesto il riesame e avanzerà un’istanza di scarcerazione affinché il ragazzo possa scontare la sua pena in una comunità di recupero.
“ La sera ero solita chiamare mio figlio al cellulare per chiedergli a che ora rientrasse – continua mamma Lucia – anche adesso faccio, inconsciamente, la stessa cosa, poi mi rendo immediatamente conto che all’altro capo del telefono non ci sarà nessuno a rispondermi. Quella maledetta sera ricevetti una telefonata, da un altro mio figlio, che mi informava che dovevo recarmi in caserma. Quando arrivai davanti ai carabinieri e mi raccontarono tutta la vicenda non riuscivo a credere che quelle accuse fossero rivolte verso quel ragazzino che portava tanta allegria in casa. Ma, anche quella sera, il mio primo pensiero è andato alle condizioni di salute in cui versava Calogero. Sto malissimo, chiedo perdono ai genitori di Calogero per tutto ciò che è successo”.
Intanto oggi il professor Guido Proccaccianti, medico legale, effettuerà l’autopsia sulla salma di Calogero Giardina per stabilire l’esatta dinamica del colpo che ne ha causato la morte. I funerali, con molta probabilità, si svolgeranno lunedì pomeriggio nella chiesa di San Diego a Canicattì.













