La disperazione di un padre-medico che voleva vendere tutto il suo patrimonio per acquistare un farmaco molto costoso per la sua figlioletta leucemica, a dispetto dell’Azienda sanitaria provinciale di Catania che si era rifiutata – a detta del padre-medico – di distribuirlo alla famiglia della piccola. Ci ha pensato una casa produttrice di farmaci a ‘regalare’ il farmaco da somministrare alla pargoletta al dottore. E’ una storia di ‘malata sanità’. Una storia ‘normale’. Ce lo insegna la sanità pubblica italiana. Ma una storia disgustosa. Calogero Russo, questo è nome del medico, attraverso un’amara lettera, evidenzia un caso disfunzione (eufemismo) del sistema sanitario italiano. La sua figlioletta, quindici anni, è sofferente e bisognosa di farmaci molto costosi. Settimane addietro, l’Azienda sanitaria provinciale di Catania non è stata disponibile a concedere un medicinale – a detta del dottore agrigentino -, quindi il medico è stato costretto a rivolgersi alla ditta produttrice del farmaco. “Per compassione” – dice il dottore Russo – ce lo ha concesso gratuitamente. Il medico, infatti, era addirittura disposto a comprarlo per salvare la vita della sua figlioletta. A comprarlo per la disperazione. Era pronto a vendere tutto il suo patrimonio per ridare il sorriso alla piccola. “Vorrei sottoporre al giudizio dei lettori un fatto attuale, anche perché io sarei un giudice affatto obiettivo, essendo parte in causa – esordisce così il medico campobellese -. Circa tre mesi fa mia figlia viene ricoverata presso il reparto di Oncoematologia del Policlinico di Catania per una ‘recidiva’ di leucemia mieloide acuta. Dopo il fallimento del primo e secondo ciclo della terapia, come ultima chance ci viene richiesto il consenso per sottoporre nostra figlia a un ciclo di terapia con clofarabina, farmaco sperimentale ma che viene da tempo usato con discreto successo dal professore Franco Locatelli, presso l’ospedale ‘Bambino Gesu’’ di Roma”. Continua a raccontare la sua amara odissea il medico Calogero Russo: “dopo inspiegabili ritardi e non motivati rinvii e dopo le nostre proteste, ci viene comunicato che il suddetto farmaco non era disponibile in quanto, per l’eccessivo costo (200.000 euro), la farmacista dell’Azienda sanitaria provinciale di Catania si rifiutava di concederlo gratuitamente”. Interrogativo: ma veramente si può negare un farmaco fondamentale per salvare la vita di una ragazzina solo perché costa troppo?. “In seguito, ma sempre con colpevole ritardo, e grazie all’interessamento del primario professore Santo Marino e della sua equipe – conclude il suo sfogo il medico -, il farmaco ci e’ stato concesso gratuitamente ‘per uso compassionevole’ dalla ditta produttrice del medicinale e dopo che la mia famiglia si era dichiarata disponibile a pagare per intero il prezzo del farmaco”. La chiosa del medico: “chiudo con una domanda alla solerte farmacista sicuramente contenta per aver fatto quadrare i conti della Azienda sanitaria provinciale: ‘se nella situazione di mia figlia ci fosse stata la sua figlia, avrebbe tenuto lo stesso comportamento?”. La bambina è tutt’ora ricoverata presso l’ospedale di Catania per continuare ad essere sottoposta alle cure del caso. Con la speranza e l’augurio di ritornare a sorridere. E l’Asp?: si attende la sua replica.

Giovanni Blanda