In merito al rischio di chiusura del tribunale di Canicattì, il senatore Giampiero D’Alia ha inviato un’interrogazione al ministro della Giustizia su sollecitazione del coordinamento Udc di Canicattì rappresentato dall’avvocato Paolo Ingrao, per scongiurare l’ interruzione degli uffici giudiziari presenti sul territorio di Canicattì. “Nella ridefinizione della nuova geografia giudiziaria, si paventa la possibilità che la sezione distaccata di Canicattì del tribunale di Agrigento possa essere soppressa – si legge nella lettera – la sezione in questione, ha storicamente rappresentato un importante presidio di legalità in un contesto territoriale caratterizzato dalla presenza di radicate organizzazioni criminali di tipo mafioso. La Città di Canicattì ha pagato un altissimo tributo di sangue nella lotta alle organizzazioni criminali. Si ricorda che essa ha, infatti, dato i natali al giudice Rosario Livatino e al giudice Antonino Saetta”. Secondo voci sempre più presenti negli uffici giudiziari, in caso di soppressione degli uffici giudiziari, la sezione canicattinese dovrebbe essere assorbita dal tribunale di Caltanissetta mentre quella di Licata dal tribunale di Gela. In entrambi i casi, si verrebbe a creare il problema dell’interprovincialità che causerebbe non pochi disagi. Nel triennio 2008 – 2010 presso il Tribunale di Canicattì hanno avuto avvio 1416 procedimenti (di cui 1240 in ambito civile e 176 in ambito penale). L’Ufficio N.E.P. ha registrato 11.182 notifiche (di cui 5.894 in materia civile, 4511 in materia penale e 777 nel settore delle Esecuzioni). Al 31.12.2010 risultavano pendenti 1523 procedimenti (di cui 1374 in ambito civile e 149 in ambito penale). “ Ciò testimonia l’operosità della sezione – continua il senatore D’Alia – con la prevista revisione circoscrizionale degli uffici giudiziari, il Tribunale di Canicattì potrebbe essere destinato alla chiusura e ciò provocherebbe gravissimi disagi all’utenza distribuita nell’ambito di numerosi comuni (la sezione di Canicattì ha infatti un bacino di utenza di circa 200 mila persone). La revisione delle circoscrizioni giudiziarie, seppur necessaria, non può essere attuata senza garantire, almeno nelle zone in cui più alta è la presenza della criminalità organizzata, la permanenza di un reticolo giudiziario teso a garantire una giustizia di prossimità. il Governo ha, invece, intrapreso un percorso, ai fini di ridisegnare la geografia giudiziaria, unilaterale, omettendo il necessario confronto tanto con la magistratura, quanto con l’avvocatura e le rappresentanze dei lavoratori che operano nel delicato settore della Giustizia”.

















