Partita nel 2009 da Campobello di Licata l’operazione che ha portato quindici arresti in un blitz contro la prostituzione a Reggio Calabria. L’inchiesta sullo sfruttamento di “squillo” provenienti dall’Est Europa coinvolge anche alcuni stranieri residenti in provincia di Agrigento, ed esattamente a Licata.
In questo caso sono finiti in manette Tudorita Scapau e Ovidiu Mihai Vatavu. Il più importante gruppo criminale individuato sarebbe quello riconducibile ai fratelli Radu con base operativa proprio nella città marinara. I Radu risultano già ricercati nell’operazione “Lenone”, e ciononostante hanno continuato ad operare in quanto un altro fratello, residente in Inghilterra, ed una sorella che viveva in Sicilia hanno ripreso a controllare le ragazze che si prostituivano nel centro di Reggio Calabria, percependo i relativi introiti in buona parte versati ai fratelli detenuti e utilizzati per le spese di difesa.
La precedente operazione congiunta di carabinieri e polizia di Licata scattò alla fine del 2009. La scorsa primavera è stata emessa la sentenza di primo grado. I fratelli Vasile, Gicu e Ionut Radu sono stati condannati rispettivamente a 12, 10 e otto anni di carcere. Alla madre dei presunti magnacci invece sono stati inflitti 9 anni e 6 mesi di reclusione.
Le indagini partirono grazie al coraggio di una romena minorenne che raccontò come fosse stata costretta a mercificare il proprio corpo e a versare gli incassi delle prestazioni hard ai suoi sfruttatori. Le indagini partirono due mesi prima quando uno dei romeni coinvolti nell’inchiesta, Vasile Radu, arrestato per sequestro di persona, riduzione in schiavitu’ e sfruttamento della prostituzione, fu fermato con due sue connazionali di sedici anni, confermando, in sede di incidente probatorio le accuse.
Per paura di ritorsioni, l’adolescente dell’Est chiese aiuto ai carabinieri della stazione di Campobello di Licata. Per i suoi racconti la romena fu trasferita in una località segreta.











