Il comitato civico Liberacqua, da sempre fermo sostenitore dell’acqua in gestione pubblica, appoggia la comunità di Santo Stefano Quisquina nella difesa del bacino acquifero della Quisquina e si oppone allo sfruttamento del bene comune acqua a fini commerciali da parte della Nestlè. Nestlè che, non soddisfatta dall’autorizzazione a imbottigliare DIECI litri al secondo, aveva nel 2007 richiesto ulteriori DIECI litri.
Negata la domanda con una delibera della Giunta regionale nel 2009 la multinazionale ha presentato ricorso al tribunale superiore delle acque pubbliche. Con la sentenza n. 80 del 18 maggio 2011 tale ricorso è stato accolto con la concessione degli ulteriori DIECI litri al secondo. Tale decisione non è accettabile né come cittadini della comunità locale nè come appartenenti a uno Stato democratico e civile che dovrebbe garantire innanzitutto i diritti di tutti i cittadini. La stessa falda acquifera – da cui la Nestlè preleva l’acqua da imbottigliare – disseta non solo Santo Stefano Quisquina, paesino di circa 5.000 cittadini, ma anche tanti altri comuni della provincia agrigentina compresa la città d’Agrigento e diversi comuni della provincia di Caltanissetta; ecco il diritto all’acqua che verrebbe seriamente compromesso per tanti cittadini che hanno solo il torto di essere nati in una regione bellissima che si chiama Sicilia dove gli interessi dei potenti, siano essi multinazionali, politici o mafiosi vengono prima dei diritti dei comuni cittadini che per troppo tempo hanno subito e subiscono soprusi di ogni genere. Il nostro è – e sarà sempre – un appoggio convinto affinché la vicenda, per una volta, si chiuda in favore dei cittadini ma la classe politica regionale non può restare a guardare: tutti i deputati regionali e nazionali, specialmente quelli siciliani, che si sentono “paladini” dell’acqua pubblica devono prendere per una volta una posizione chiara e schierarsi con la comunità di Santo Stefano Quisquina.
NOI SIAMO CONVINTI che tutti i cittadini che credono nelle istituzioni non possono essere lasciati soli in questa dura e lunga guerra, perché fra qualche anno la Nestlè potrebbe nuovamente andare all’attacco chiedendo ancora altra acqua e poi ancora altra perché è cosi che si comportano le grandi multinazionali. D’altra parte se la zona resta a secco vorrà dire che si venderà ancora più acqua minerale. Magari non siciliana….
E’ per lo meno curioso che tutto ciò avvenga nella provincia più assetata d’Italia, dove l’acqua del rubinetto è la più cara nonostante la tanto declamata privatizzazione del Servizio Idrico Integrato che doveva portare efficienza, efficacia ed economicità. Purtroppo c’è poco da stare allegri perché i politici regionali sembrano distratti e poco sensibili alla storia delle comunità e ai diritti dei cittadini, loro elettori, se è vero che, con l’ultimo piano generale delle acque del 30 novembre 2011, i pozzi che erano una volta in mano al Comune di Santo Stefano Quisquina vengano dati al gestore privato del Servizio Idrico Integrato della provincia di Agrigento, Girgenti Acque. I cittadini vigilino affinché le posizioni assunte pubblicamente a qualsiasi livello vengano mantenute e rispettate in ogni contesto da chi li rappresenta e se qualcuno li tradisce se lo ricordino alle prossime elezioni, perché la rivoluzione si può fare con i forconi ma si fa soprattutto con i voti.
L’Addetto Stampa Liberacqua















