Il 56,8% delle famiglie siciliane giudicano insufficienti le risorse economiche a loro disposizione, nel 1993 erano il 49,3%. È quanto emerge da una ricerca delle Acli che sarà presentata al congresso siciliano che si terrà il 31 marzo a Villa Malfitano, a Palermo.
“Se prima il welfare era una parola chiave che interessava solo politici e addetti ai lavori, ora è sulla bocca di tutti – osserva Santino Scirè, presidente regionale delle Acli – e il perchè è chiaro: la crisi che l’Italia sta vivendo non è soltanto politica o economica. È in crisi innanzitutto il significato del nostro stare insieme e le politiche sociali risentono di scelte globali che da troppo tempo non mettono al centro l’essere umano. Per questo, “rigenerare le comunità” è il presupposto di qualsiasi cambiamento successivo”. Se dunque le Acli nascono come luogo di condivisione e crescita cristiana, i servizi e l’analisi del presente, sono un binomio inscindibile”.
Secondo lo studio della Acli, nel 2010 le famiglie a rischio di povertà in Sicilia erano il 27%. Per il sociale e per lo sviluppo economico nella regione su 10 euro a disposizione se ne spendono qualche centesimo. Sui Fondi europei (Po 2007/2013 e Fas): l’avanzamento della spesa in Sicilia segnala un 9,43% sul totale delle risorse. Ma la Sicilia si conferma regione con un forte protagonismo sociale: sono 246mila i volontari che svolgono attività gratuita per circa 64mila associazioni.












