Una bufera giudiziaria si riversa sulla sanità pugliese e su Nichi Vendola. I capi d’accusa per il Governatore della Puglia variano dall’abuso d’ufficio, al peculato, al falso in bilancio. Sono due i filoni investigativi che investono il leader di Sel: uno riguarda la transazione mai avvenuta di 45 milioni di euro tra la Regione Puglia e l’istituto ospedaliero ecclesiastico Miulli e l’altro la nomina pilotata del professor Paolo Sardelli a primario di chirurgia toracica, presso l’ospedale San Paolo di Bari. Due macigni che si abbattono sulla reputazione di Vendola, dimostrando come la corruzione sia distribuita in maniera abbastanza omogenea tra tutte le forze politiche che compongono il Parlamento italiano.
Dopo la disfatta leghista, che ha portato alla luce la destinazione dei finanziamenti pubblici, utilizzati per soddisfare i vezzi del Trota, adesso è il turno del leader di Sel che si trova a dover giustificare una frase emblematica rivolta a Lea Cosentino: “Non ti preoccupare di questa cosa, ti copro io”, rassicurando l’ex dirigente dell’Asl pugliese sulla certezza della nomina per il professor Sardelli. I presunti illeciti commessi da Vendola non sono certo paragonabili a tutti gli scandali che hanno interessato partiti come Pdl, Lega e Lega Nord, tuttavia non si tratta di un fenomeno da trascurare: le ingerenze politiche sulle nomine dei dirigenti sanitari sono un’amara consuetudine in Italia. Insomma è l’ennesima dimostrazione di come la Casta sia sempre determinante anche nella distribuzione delle nomine agli incarichi dirigenziali. Non si muove foglia senza che i “poteri forti” concedano il loro appoggio, tutto in spregio a qualunque principio di meritocrazia.
La politica italiana continua a essere la vera sconfitta, il susseguirsi di fenomeni di corruzione nel Belpaese dimostra ancora una volta come i nostri politici oramai abbiano perso anche l’ultima goccia di credibilità. Anche se Nichi Vendola respinge ogni accusa, affermando che le parole di Lea Cosentino siano dettate dal risentimento nei suoi confronti, non possiamo dar torto ad Antonio Di Pietro, il quale consiglia al Governatore della Puglia di presentarsi direttamente ai magistrati, perché chi è innocente non dovrebbe avere nulla da temere; rivolgersi al Parlamento al fine di preservarsi dai processi diventa invece una sorta di ammissione di colpevolezza. Personalmente sono disgustato oltremisura dalla condotta immorale e perennemente menefreghista dei politici italiani, per nulla in grado di percepire il tutto malessere e tutta la disperazione sociale che attanagliano il Paese.
Fabrizio Vinci
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