In un lussuoso hotel a San Giovanni La Punta, in provincia di Catania, si apre domani il “Baciamo le mani Party – Decima Festa del Paradiso dell’Etna”, una sorta di festival dei luoghi comuni siciliani dove i partecipanti sono invitati ad indossare “qualche accessorio che rispecchia la sicilianità con un dress code: per lui coppola, gilet, camicia bianca e pizzini, per lei vedi la Mariagrazia Cucinotta o la Monica Bellucci di Màlena”.
Naturalmente l’unica musica ammessa sarà la colonna sonora de Il Padrino. L’iniziativa non piace però all’associazione Libera contro le mafie di don Luigi Ciotti, che parla di “dolore e inquietudine” per il festival: “Noi in nome di tutte le vittime della mafia e dei loro parenti che rappresentano la parte migliore della storia del nostro Paese crediamo che ci sia davvero poco di simpatico nel riaggiornare il mito della peggiore Sicilia criminale e ci vergogniamo del riferimento iconico alla “sicilianità” con coppola, gilet, camicia bianca e pizzini”.
“Il nostro auspicio è che tali manifestazioni di colpevole nostalgia non abbiano seguito presso la larga parte di cittadinanza che crede nel valore della Memoria”, conclude Libera.
“La mafia non è folklore e a quel passato di vossignoria e mammasantissima, preferiamo la storia di quella Sicilia che ha combattuto e combatte ogni giorno la criminalità in ogni sua forma e infiltrazione. Eventi come il ‘Baciamo le mani party’, organizzato nel catanese, penso siano irrispettosi per le vittime di mafia e le loro famiglie” aggiunge Gianpiero D’Alia, presidente dei senatori dell’Udc e segretario regionale siciliano dei centristi.
“Nessuno vuole fomentare polemiche o mancare di rispetto alle vittime della mafia, ma tutte ciò ci sembra esagerato – spiegano gli organizzatori – la festa è solo un pretesto simpatico e irriverente per rispolverare e rievocare arcaici saluti e diffusi modi di dire della società siciliana d’inizio secolo, come “baciamo le mani”, “vossignoria” e “s’abbenerica”. Teniamo conto delle rimostranze sollevate dall’associazione Libera, prendiamo netta posizione contro la mafia, la criminalità organizzata e i loro simboli, ma non possimao tollerare di essere tacciati come irrispettori nei confronti delle vittime di mafia e di chi combatte ogni giorno la legalità”.
“Cambieremo il titolo della serata in “Siamo siciliani party” e la foto de “Il Padrino” nella locandina sarà sostituita dall’immagine della Trinacria simbolo della Sicilia, in rispetto alle osservazioni sollevate – concludono gli organizzatori – Ma facciamo notare che “Baciamo le mani” è anche il nome di un gruppo folk ragusano e il titolo di un disco di Roy Paci. Siamo certi che nessuno loro abbia mai avuto in mente di esaltare gli usi e i costumi di Cosa nostra”.












