La quarta sezione della Commissione Tributaria di Agrigento ha sospeso l’avviso di iscrizione ipotecaria della concessionaria per la riscossione Serit Sicilia Spa a carico dell’imprenditore di Bivona (Agrigento) Ignazio Cutrò, testimone di giustizia, presidente dell’associazione antiracket “Libere Terre”, raggiunto nel dicembre scorso da una “doccia fredda”, con un’intimazione al pagamento sotto minaccia di ipoteca sull’abitazione, nonostante due decreti prefettizi che sospendevano ogni possibile richiesta di pagamento.

Dopo i problemi con la criminalità organizzata e le inaspettate difficoltà con la burocrazia, per l’imprenditore bivonese si prospetta un periodo di pace ritrovata, con possibilità di lavorare e così capitalizzare le risorse necessarie anche per estinguere i debiti con la Serit. Negli scorsi mesi Cutrò manifestò la sua vicenda di “testimone di giustizia abbandonato dallo Stato”, con uno sciopero della fame che coinvolse emotivamente tante persone, sino ad ottenere l’impegno del mondo politico per trovare una soluzione.


Cutrò, infatti, si trova ad essere debitore dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps non per sue esigenze personali, ma proprio perché è stato vittima di minacce, danneggiamenti e persecuzioni da parte di quei mafiosi che oggi stanno dietro le sbarre grazie al coraggio dell’imprenditore bivonese che ha dato un importante aiuto alle indagini, poi rivelatosi fondamentale. E’ stato presentato un ricorso enciclopedico presso la Commissione tributaria agrigentina. La causa dinanzi al giudice tributario entrerà nel vivo a luglio con la discussione della controversia nel merito.

“La sospensione dell’avviso – dice Ignazio Cutrò – ci induce ad un cauto ottimismo, poiché la commissione tributaria ha ritenuto sussistenti i requisiti cautelari, che altro non sono che gli stessi profili della trattazione nel merito. Non c’è dubbio che il sistema della riscossione coattiva in Sicilia necessiti di una revisione, perché la procedura esecutiva del concessionario è soggetta a rigorosi e perentori percorsi procedimentali, concepiti a tutela del cittadino, spesso violati sino a casi eclatanti come quelli che vedono protagonista un imprenditore, posto sotto scorta insieme alla sua famiglia per avere denunciato e fatto condannare i componenti del clan mafioso del suo paese, e posto nelle condizioni di subire un’ipoteca, e quindi l’inizio di un’esecuzione coattiva, sull’abitazione della propria famiglia”.