Ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado il Procuratore Generale di Palermo Rosalia Cammà al processo d’appello in cui sono imputati per associazione mafiosa 3 castrofilippesi. Si tratta di Giuseppe Arnone, 54 anni, e dei due omonimi Angelo Alaimo, di 64 e 54 anni, giudicati con il rito abbreviato. I tre sono stati arrestati dalla polizia nel settembre del 2010 nella stessa operazione in cui rimasero implicati l’ex sindaco Salvatore Ippolito e il pensionato con problemi di deambulazione Antonino Bartolotta, ritenuto il capomafia di Castrofilippo. Arnone e il più giovane degli Alaimo sono stati condannati a 8 anni di carcere, mentre all’altro Angelo Alaimo sono stati inflitti 10 anni di reclusione. Quest’ultimo, prima di essere arrestato, ha subito varie perquisizioni di polizia e carabinieri nelle sue abitazioni. Pochi giorni dopo la consegna del boss racalmutese Maurizio Di Gati, venne ispezionata la sua casa di campagna. Secondo il narese Giuseppe Sardino, uno dei 4 collaboratori di giustizia sui quali poggia l’inchiesta “Family”, l’ex capomafia della provincia di Agrigento, Giuseppe Falsone fino a qualche notte prima avrebbe soggiornato in quella cascina. L’altro Angelo Alaimo, l’imprenditore edile invece, sempre secondo le dichiarazioni dei pentiti, non sarebbe un affiliato ma un cosiddetto “avvicinato”, una persona cioè a disposizione della cosca. Arnone infine, sarebbe stato vicino prima al clan dominante Di Gati e poi, una volta succeduta l’egemonia dei “campobellesi”, al boss Giuseppe Falsone. Anche se i 2 fratelli Maurizio e Beniamino Di Gati sul suo conto danno versioni discordanti, secondo quanto è scritto nelle motivazioni della sentenza di primo grado, esse “non rilevano, né servono a scalfire il grave e robusto quadro accusatorio”. Alle richieste della Procura Generale, si sono associate le parti civili, ovvero la Provincia Regionale di Agrigento, il Comune di Castrofilippo e l’associazione “Libere Terre. Adesso toccherà replicare alla difesa che tornerà in aula tra una settimana. E sempre entro questo mese i giudici della terza sezione della Corte d’appello di Palermo potrebbero emettere la sentenza.











