Quando la notte scorsa i carabinieri diretti dal capitano Massimo Amato hanno fatto irruzione all’interno del locale, oltre al personale c’erano cinque clienti e quattro ragazze romene. Tra arredi e tappezzerie di qualità e luci soffuse, il “Paradise Club” di Piano delle Palme a Licata, era frequentato da insospettabili professionisti, ma anche impiegati ed operai di ogni eta’. A loro disposizione oltre agli alcolici e alla musica, belle e giovani romene, che secondo gli investigatori intrattenevano gli avventori del locale, e dopo avere pattuito la prestazione, si prostituivano. Circa 1000 euro al giorno il guadagno per l’organizzazione. La parte che rimaneva alle squillo si aggirava tra i 100 e i 150 euro. L’operazione “Lenone2 “, è la continuazione del blitz “Lenone” che il 9 dicembre del 2009 portò in carcere quattro licatesi e quattro romeni. In questo filone quattordici le persone, 11 uomini e 3 donne, raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare, 8 in carcere e 6 agli arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Agrigento, Alberto Davico, su richiesta del sostituto procuratore Andrea Bianchi, dell’aggiunto Ignazio Fonzo e del procuratore capo Renato Di Natale. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere; induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione anche minorile. Secondo l’accusa, l’organizzazione gestiva un vero racket della prostituzione e due ragazze rimaste incinte sarebbero state obbligate ad abortire, utilizzando acqua calda e candeggina per distruggere il feto. Tra i fermati Giuseppe Grillo, 55 anni, di Licata, titolare del Paradise Club; che si definiva il padrone delle ragazza da avviare alla prostituzione, Carmelo Cani, 24 anni, proprietario di un pub a Palma di Montechiaro; Salvatore Fiandaca, 43 anni, di Riesi, dipendente delle Ferrovie dello Stato, e Pietro Bonetta, 44 anni, impiegato comunale a Campobello di Licata. Le prestazioni sessuali venivano consumate in abitazioni in uso agli arrestati, e all’interno di una villa immersa nel verde delle campagne campobellesi. Le ragazze venivano reclutate in Romania dalle tre donne del gruppo che sceglievano sempre giovani sotto i vent’anni, e provenienti da famiglie povere.

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La custodia cautelare in carcere è stata disposta per:

Giuseppe Grillo, inteso “Pino”, 55 anni, di Licata;

Angelo Incorvaia inteso “Piscia Ciesa”, 59 anni, di Licata;

Adriana Maria Radulescu, intesa Cristina, 27 anni, di Curtea de Arges (Romania), domiciliata a Licata;

Marinica Lacramioara Pachitei, 33 anni, intesa “Anna” o “Lacrima”, di Buhusi (Romania), già domiciliata a Licata;

Petre Alexandru Roman inteso “Alex”, 22 anni, di Buhusi (Romania), già domiciliato a Licata;

Costica Martinescu inteso “Cascaval”, 37 anni, di Visani (Romania), residente a Campobello di Licata;

Aurel Caruta, 27 anni, inteso “Luca”, nato in Romania;

Salvatore Fiandaca, 43 anni di Mazzarino, residente a Riesi.

Sottoposti agli arresti domiciliari:

Angelo Zirafi, 47 anni di Licata;

Cristina Elena Radulescu intesa “Mirabella”, 38 anni, Curtea de Arges (Romania), domiciliata in Licata;

Carmelo Cani, inteso “Carmelu u grussu”, 24 anni, di Agrigento, residente a Palma di Montechiaro;

Calogero Disca inteso “Lino”, 62 anni, di Niscemi, residente a Comiso;

Pietro Bonetta, 44 anni, di Campobello di Licata;

Angelo Schembri, di Licata, 47 anni.