Da circa sei mesi era senza un lavoro fisso. Da alcuni giorni non aveva più trovato neppure sistemazioni saltuarie. Un’assenza che gli pesava tanto, da spingerlo a farla finita. Così, ieri mattina, un manovale di 53 anni, Salvatore Bua, disoccupato, si è suicidato nella sua abitazione a Gravina di Catania. Un gesto estremo reso ancora più drammatico da un’improvvisa telefonata arrivata oggi, mentre i familiari vegliavano la salma in casa: era un’impresa edile che gli offriva un posto in un cantiere.

Da tempo Salvatore Bua aveva paura di non farcela, di restare fuori del mondo produttivo. Ieri, probabilmente dopo una notte travagliata, piena di pensieri cupi, si è alzato presto nella sua casa, al primo piano di un edificio di via Ercole Marelli, ed è andato in bagno. Si è annodato al collo un laccio e del filo elettrico e si è impiccato. Sua moglie non lo ha sentito tornare a letto. Dopo un pò di tempo, notandone l’assenza, la donna si è alzata e si è recata in bagno, e ha fatto la scoperta.


È stata la moglie a raccontare ai carabinieri della compagnia di Gravina di Catania, intervenuti sul posto, quello che era accaduto e a svelare il motivo del gesto: il marito era depresso perchè non riusciva a trovare lavoro. L’uomo lascia la moglie e tre figli: una femmina, sposata, e due maschi di 18 e 24 anni, quest’ultimo è tornato ieri dalla Svizzera, dove lavora.

Per i carabinieri e la Procura di Catania non ci sono dubbi sulla dinamica dell’accaduto e sul movente, e così la salma è stata subito restituita ai familiari. E mentre in casa c’era un via vai di parenti, amici e conoscenti affranti dal dolore è arrivata una telefonata che ha reso l’atmosfera più tragica: era del responsabile di un cantiere edile che cercava Bua per offrirgli un lavoro. La moglie, tra le lacrime, avrebbe risposto all’impresa: “perchè non avete chiamato prima…”.

“Gli effetti della crisi economica, purtroppo, si manifestano  nel modo più terribile”, ha commentato il sindaco di Gravina di Catania, Domenico Rapisarda. “Quella che è accaduta – ha aggiunto – è una tragedia che tocca tutta la nostra comunità”.

Più di “100 croci con i nomi delle persone che dall’inizio del 2012 si sono suicidate a causa della crisi” sono state deposte a Catania dai ragazzi dell’associazione Spazio Libero Cervantes davanti alla sede della Serit, l’agenzia di riscossione tasse per la Sicilia.

“Riteniamo sia doveroso – spiega il portavoce, Francesco – pagare i debiti  nei confronti dello Stato. Ma un sistema esattoriale come quello della Serit, Equitalia nel resto del territorio, è ingiusto, vessatorio e oltre i confini della legalità. Lo Stato non può scaricare sulle spalle dei contribuenti in maniera così iniqua il tentativo di uscire da una crisi, causata da politici corrotti e frutto del signoraggio bancario, vessandoli con pignoramento dei beni strumentali per le aziende e ipotecando immobili di pensionati con reddito minimo”.

L’associazione aprirà uno sportello ‘amico’ per ricorsi e invita il Comune a “disdettare il contratto con la Serit e a creare un pool di giovani avvocati per il recupero crediti, attuare la riscossione diretta e la compensazione dei debiti per le aziende che vantano crediti nei confronti dell’ente e  una convenzione con la Posta per accedere al microcredito per le persone in difficolta”