Stipendi bassi e rischio chiusura per delocalizzazione. Sono i problemi che vivono i call-center secondo il parlamentare nazionale del Partito democratico Giuseppe Berretta, che invita il governo “a trovare forme di tutela” per i lavoratori del settore.
“A Catania, capitale dei call-center in Italia – afferma l’esponente del Pd in un’interpellanza al ministero dell’Interno – assistiamo da mesi a fenomeni ingiustificabili in un settore che dà lavoro a moltissimi giovani costretti spesso a subire stipendi da fame. Ma a preoccupare ulteriormente è la pratica delle delocalizzazioni senza alcun controllo in Paesi senza tutele sindacali e in cui i salari sono miseri: è necessario porre un freno ad una tendenza che non soltanto indebolisce il nostro sistema economico ma mette seriamente a rischio i dati personali sensibili e la privacy dei cittadini”.
“A Catania sarebbero circa 7 mila i giovani che operano presso i call center – sottolinea Berretta – a causa del basso salario, delle scarse possibilità di carriera, del bassissimo turn over, un impiego nato come occupazione di passaggio si è spesso trasformato nel lavoro di una vita. Nel comparto outbound, in cui sono gli operatori a contattare gli utenti, le condizioni dei lavoratori sono anche peggiori: i contratti più diffusi sono di 3 mesi e non superano i 300 euro mensili”.
“Con la fine degli sgravi fiscali e delle agevolazioni, poi – conclude il deputato del Pd – è iniziato un lento trasferimento delle sedi dei call center verso località estere, economicamente più convenienti”.












