Prima la condanna del figlio sedicenne a 10 anni di reclusione. Adesso il processo per la madre quarantenne Giuseppina Ribisi, accusata di avere avuto un ruolo nell’uccisione del cognato, il commerciante di macchine, Damiano Caravotta, palmese di 26 anni. Per la donna ieri mattina è iniziato il processo davanti la Corte d’Assise di Agrigento. Primo passo il rifiuto dei familiari della vittima di costituirsi parte civile. Nella prima udienza il pubblico ministero Matteo Delpini e la difesa composta dagli avvocati Giovanni Castronovo e Tanja Castronovo hanno illustrato i mezzi che saranno portati in aula nel corso del procedimento. Oltre ai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento e del Commissariato di Palma di Montechiaro, che si sono occupati delle indagini, saranno chiamati a testimoniare parenti, amici e vicini di casa della vittima. Movente dell’omicidio i contrasti di natura economica fra Caravotta e la cognata. Forse un contenzioso legato alla restituzione di un prestito. L’11 maggio dello scorso anno il sedicenne e la madre avrebbero ricevuto la visita di Damiano Caravotta per un chiarimento. Mentre la Ribisi teneva una mazza in mano, il minore avrebbe sparato allo zio, mentre tentava una disperata fuga per le scale di una palazzina di via Allende, nel quartiere del Villaggio Giordano. “Non volevo ucciderlo, ma solo spaventarlo, credevo che l’arma fosse scarica”, avrebbe poi raccontato il ragazzo ai magistrati.