I mini-ospedali sono ‘salvi’. Secondo quanto si apprende, nel decreto sulla spending review non ci sarebbe più l’intervento previsto dalle bozze circolate nei giorni scorsi che ipotizzava la chiusura per decreto – di fatto un taglio deciso direttamente – delle strutture ospedaliere con meno di 80 posti letto.

“Non esistono liste di ospedali da chiudere”, ha precisato il ministero della Salute. “In relazione a notizie di stampa che riportano liste di ospedali da chiudere, il ministero – si afferma in una nota – precisa che non esistono liste di ospedali da chiudere, né nessuno le sta predisponendo”.


Sarebbero 235 gli ospedali in Italia sotto i 120 posti letto ma di questi quelli che rischiano maggiormente la chiusura, se non si provvederà a rivedere le norme sulla Spending Review, sono quelli sotto gli 80 posti che raggiungono quota 154. È quanto emerge dalla lettura dei dati aggiornati al 2010 elaborati dal Servizio Informativo Sanitario.

Le regioni con il numero più altro di ospedali da chiudere sotto gli 80 posti letto sono Sicilia (25), Lazio (21), Calabria (18), Marche (16), Lombardia (14) e Toscana (10). In base all’ultima elaborazione del Sistema informativo sanitario non risulterebbe, invece, nessun ospedale da chiudere sotto gli 80 posti letto in Puglia, che invece ha 2 ospedali sotto i 120 posti letto. E buone notizie arrivano anche dalla Provincia di Trento e dal Molise che, se la norma contenuta nel decreto sulla Spending Review fosse confermata, si troverebbero a chiudere un solo presidio sanitario.

Situazione non critica anche in Emilia-Romagna, regione che da tempo ha avviato una ristrutturazione della rete ospedaliera e che ha 2 soli ospedali con meno di 80 posti. Una situazione analoga a quella di altre Regioni, come il Friuli Venezia Giulia, Liguria e Umbria, tutte con soli 2 ospedali sotto gli 80 posti letto.

Contrario al provvedimento il ministro Balduzzi, che ha più volte affermato che “nei tagli alla Sanità non si può andare oltre, è stato raggiunto il limite”. Per il ministro “è necessaria una riorganizzazione della rete ospedaliera. Le Regioni sono invitate a farlo, in particolare quelle che, proprio per la mancata razionalizzazione, sono in piano di rientro (Piemonte, Puglia, Sicilia) e quelle in commissariamento (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise, Calabria). Ma non sarebbe coerente con il riparto delle competenze tra Stato e Regioni se i tagli fossero decisi da Roma. Ne andrebbe di mezzo la serietà di una politica sanitaria. Una cosa così non può essere accettata. Lo dirò in consiglio dei ministri”.