I lavoratori catanesi che hanno perso l’occupazione sono per oltre il 50% donne; oltre un terzo sono lavoratori in ‘nero’, il 44% è rappresentato da giovani con meno di 34 anni. È quanto emerge dall’indagine di Ires e dipartimento Mercato del lavoro della Cgil.

“Il quadro che l’indagine definisce è quello relativo alla condizione lavorativa a Catania – spiega Tuccio Cutugno, presidente Ires Cgil – una città disamministrata, degradata nei servizi e nel suo tessuto sociale costituito di giovani e di donne che sopravvivono con lavori precari, non qualificati, sottopagati, in nero. Persone abbandonate a se stessi. Una città che esige una svolta, un profondo cambio di direzione”.


I numeri, purtroppo, parlano chiaro: l’83,41% sono italiani, il 16,58% è straniero; il 50,76% è donna, a fronte di un tasso di occupazione femminile del 28,2%. “È un dato che deve farci riflettere – sottolinea il segretario della Cgil, Angelo Villari – spesso le donne, se vogliono lavorare, sono costrette a collocarsi nel mercato del lavoro, per lo più, su una fascia di lavori precari, molto spesso irregolari e privi di tutele e pertanto sono le prime ad essere espulse in caso di crisi. Lo stesso vale per i giovani la cui percentuale su questo campione è di oltre il 44%. È dovere del sindacato non chiudere gli occhi, ma anzi, analizzare la realtà sino in fondo, affinchè istituzioni e forze sociali compiano scelte mirate”.

Oltre il 34% dei soggetti del campione esaminato relativo a lavoratori licenziati negli ultimi sei mesi del 2011 dichiara di aver svolto un lavoro dipendente in modo irregolare ovvero di aver lavorato in nero. Di questo campione solo il 49,75% ha avuto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato il resto ha sperimentato tutte le forme di lavoro precario. Infine, altro dato significativo: il 98% del campione non ha trovato lavoro nei sei mesi successivi al licenziamento. Quel 1,46% che ha trovato una collocazione ha trovato una collocazione precaria e non regolare.