Ho sempre pensato e creduto in una rivoluzione culturale atta a costringere la politica a mettere al primo posto dell’agenda l’Uomo. L’uomo con i suoi bisogni e la necessaria istruzione, senza discriminazione alcuna del colore della pelle, della religione che professa e in un mondo dove ciascuno possa liberamente esprimere la propria opinione, senza necessariamente essere catalogato ed inquadrato in questa o in quell’altra area politica. So benissimo che gran parte di ciò fa parte della Costituzione Italiana, ma qualcuno l’ha forse vista rispettare nell’ultimo ventennio?
Ho sempre creduto e pensato in una rivoluzione culturale delle idee di futuro, senza paura di abbandonare schemi già precostituiti e quindi obsoleti. Una rivoluzione che abbia il coraggio di proiettarsi verso il domani e che prenda per mano i cittadini, ma soprattutto i giovani, perché ridare voce ai giovani è essenziale poiché sono loro a fare quella domanda di valorizzazione dei talenti e delle energie.
Ho sempre pensato e creduto in una rivoluzione culturale di quella politica industriale che non si limiti a dialogare solo con le “Borse” ma entrare, finalmente, in relazione col desiderio delle persone di un mondo in cui sia più facile vivere ed abitare meglio. Una rivoluzione per una nuova politica industriale, dunque, la cui assenza è stata (ed è) alla base dei fenomeni di corruzione.
Ho sempre pensato e creduto in una rivoluzione culturale che possa cogliere tutto il dolore della disoccupazione di quella che una volta chiamavano classe operaia e dell’amara sconfitta in cui, oggi, vive e muore il mondo del lavoro in generale. Una rivoluzione per tutte le donne e gli uomini buttati in mezzo alla strada, spaventati e senza più quel valore sociale che trasformava il lavoro in colonna portante della civiltà e della democrazia. Lavoratori divenuti oggetto variabile dipendente dell’ideologia dominante del liberismo e persino orfani di rappresentanti mediatici e politici.
Ci ho sempre creduto, anche se coloro i quali potevano attuarla non hanno mai voluto, per continuare ad ingrassarsi alle spalle del popolo indifeso, fino a quando il loro grasso superfluo non li farà scoppiare. E continuo ancora a crederci, motivo per cui continuerò ancora a scrivere, senza mai imitare le “tre scimmiette” e senza mai nascondermi nell’anonimato (come tanti usano fare). Diceva Havel che “Ognuno di noi, nel suo piccolo e anche senza potere, può cambiare il mondo”. Provarci, almeno…..

Salvatore Ferrara