Alla vigilia delle dimissioni del governatore Raffaele Lombardo, l’Assemblea regionale trova il tempo per l’ennesima bagarre su alcune nomine in extremis fatte dalla giunta (in particolare nella sanità) mentre rimangono al palo l’assestamento di bilancio (2,3 milioni di disavanzo da coprire) con la proroga di 6 mila precari che oggi hanno divelto cassonetti e bruciato un albero davanti al palazzo del Parlamento, un disegno di legge che potrebbe trasformarsi nell’assalto finale alla diligenza, e soprattutto la spending review, tagli che in molti vorrebbero evitare in prossimità della campagna elettorale e che in pochi ritengono che alla fine si faranno davvero.

Lombardo dovrebbe presentarsi domani in aula intorno alle 16 per comunicare le dimissioni, annunciate più volte e confermate nell’incontro a Palazzo Chigi col premier Monti. Prima, però, l’Ars dovrà battere gli ultimi colpi di una legislatura difficile, a tratti dai toni violenti, scandita da continui cambi di maggioranza, con cinque governi che si sono alternati nel giro di pochi anni e con le inchieste della magistratura che oltre a Lombardo hanno coinvolto anche una ventina di parlamentari in modo trasversale.


Dopo avere approvato con voto finale ben sette disegni di legge in poche ore e alcune all’unanimità (tra cui il garante per l’infanzia e, prima norma regionale in Italia, il quoziente familiare), l’Assemblea oggi avrebbe dovuto esaminare l’assestamento di bilancio, rimandato in commissione per cercare di trovare fondi in particolare per garantire la proroga di 6 mila precari Asu che da giorni manifestano davanti i palazzi istituzionali. Alla norma il governo intende collegare il provvedimento sulla spending review, da cui però, dopo le proteste dei sindacati, sono stati stralciati 11 commi che riguardano il personale della Regione.

Niente pensionamenti e mobilità per 2 mila dipendenti (compresi 400 dirigenti) dunque, tutto viene rimandato a settembre. Ma dal testo potrebbero sparire altre norme di contenimento della spesa, con l’obiettivo di approvare una norma di pochi articoli, la cui bocciatura, secondo l’assessore all’Economia Gaetano Armao, “farebbe passare un messaggio incomprensibile mentre il Senato approva la spending review del governo Monti”.

E proprio mentre dall’ufficio del commissario dello Stato arriva il via libera alla legge blocca-nomine, approvata nei giorni scorsi dall’Ars, la commissione Affari istituzionali, presieduta da Ricardo Minardo (Mpa), ha dato parere positivo all’ennesimo elenco di nomine varate dall’ultima giunta, tra cui quelle che riguardano i manager della sanità pubblica. Sul voto si è scatenato un fuoco incrociato da parte di numerosi deputati di Pdl, Pd e Udc che in aula hanno chiesto l’annullamento del voto per presunte illegittimità nelle procedure. Ne è nata una bagarre, col presidente dell’Ars, Francesco Cascio, che ha dovuto convocare d’urgenza la commissione regolamento.