Secondo noi risulta essere illogico potere pensare che le 56 famiglie aventi diritto degli alloggi popolari di contrada Piana dei Peri possano ancora sopportare il continuo disagio delle precarie condizioni in cui tanti di loro versano, con l’aggiunta del fatto che già molti hanno predisposto il relativo trasloco imballando tutto, ma che però tutt’oggi non è stato possibile fare.

Ora, noi del Comitato Beni Comuni, ci domandiamo: ma dopo che si risolve la questione cabina elettrica (sperando che si faccia rispettando le dovute e relative norme e leggi vigenti), si è già pensato a tutto il resto?


Si è già pensato all’allaccio idrico e fognario? Si è già pensato a predisporre le palazzine alla futura (si spera imminente) fornitura di metano? Si è già pensato a strutturare le necessarie segnaletiche stradali, affinché si crei quella necessaria azione di cautela tramite le strisce pedonali e zone da contrassegnare come possibili parcheggi? Si è tenuto conto dei bambini di queste famiglie creando zone verdi dove potere installare giochi e creare quindi spazi di comunicazione sociale? Si è pensato dove collocare gli appositi fusti per la spazzatura? Si è potenziata l’illuminazione pubblica in vista del futuro afflusso di persone nella zona? Si è verificato se nelle famiglie che andranno a vivere in questi alloggi ci sono persone inabili con condizioni che abbisognano di interventi specifici, nel dover eliminare, ad esempio, barriere architettoniche o creando parcheggi specifici nel potere migliorare così i dovuti servizi necessari?

Speriamo che la cabina sia l’ultimo ostacolo e che le 56 famiglie possano al più presto vivere in quella casa da tanto tempo attesa.

Se la stretta di mano ai parenti del defunto fosse vietata già da adesso, non solo all’uscita della veglia in casa (come tuttora è previsto da un’ordinanza comunale), ma anche dopo la celebrazione della Messa nella Cappella del Cimitero, continuerebbe ad esserci nei funerali lo stesso afflusso di gente?

Partendo da questa valutazione e se crediamo veramente nella risurrezione in Cristo, segno centrale della fede cristiana, dobbiamo rendere conto e attenerci con profondo spirito alle disposizioni che detta la norma del Diritto Canonico sulle prassi da tenere in considerazione in merito alla celebrazione delle esequie.

Se poi, regole a parte, si vuole tenere riscontro degli elementi culturali propri della città di Favara, bisogna fare in modo di trovare una via d’incontro che porti a dare anzitutto la giusta importanza al Vangelo, creando poi le relative e dovute azioni di ordine pubblico a salvaguardia della viabilità cittadina.

Valutando la questione, il Comitato Beni Comuni, pensa che rispettare la seconda edizione del rito delle esequie, che vieta la celebrazione della Messa nella Cappella del Cimitero “presente cadavere”, non solo è cosa dovuta ma di fatto non stravolgerebbe nulla in merito. Basti pensare che la stretta di mano ai parenti del defunto venga concessa solo al Cimitero dopo l’arrivo della salma. In questo modo si eviterebbe il così discusso problema del traffico cittadino. Parecchia gente, nell’impossibilità di partecipare al rito funebre svolto nella Chiesa d’appartenenza dell’estinto, andrà direttamente al Cimitero per le dovute condoglianze. Una scelta, questa, che rispetterebbe il senso profondo del significato della risurrezione in Cristo, simbolo cardine della fede cristiana, e nel contempo non si sminuirebbero i costumi, le usanze e tradizioni di un paese, quello nostro, che ha tanti problemi che problemi non sono.

Il Comitato Beni Comuni di Favara

Il coordinatore Massimo Centineo