I tre dossier su cui il Comitato ha ottenuto risposte concrete, così come diffusi da Aitras:

ETS marittimo. Il ministero chiederà a Bruxelles la sospensione dell’Emissions Trading System, almeno finché dura la crisi mediorientale. In caso di esito negativo, l’impegno è a sospenderlo comunque sulle tratte marittime di collegamento con la Sicilia. Un punto non secondario, se si pensa che sull’insularità l’ETS si traduce in euro-tonnellate scaricate sui costi dei traghetti.
Sea Modal Shift (ex Marebonus). La misura, così com’è, non passa il vaglio della normativa Ue sugli aiuti di Stato. Il Mit ha chiesto ufficialmente a Bruxelles se la definizione italiana di «intermodale marittima» sia considerata corretta in modo da non avere limiti temporali nè di risorse che, senza questo chiarimento, avrebbero il termine del 2027 e un massimo di 150 milioni distribuiti nei 4 anni di applicazione. Senza questa pronuncia, il bonus resta in apnea.
Risorse. I fondi ministeriali alimentati dall’ETS saranno vincolati anche al Sea Modal Shift. Nella legge di bilancio 2026 sono previsti 50 milioni di euro dall’ETS, con l’obiettivo – sommando capitoli nazionali e fondi regionali – di arrivare a una dotazione complessiva di 100 milioni l’anno. A margine, l’impegno a saldare entro un mese gli importi del Marebonus già maturati dalle imprese siciliane.
A parlare per le imprese, all’uscita, il portavoce Salvatore Bella , ci hanno assicurato che le risorse non mancano. Il problema rimane il tetto stabilito dall’Unione Europea». Oggi è fissato a 150 milioni di euro nel quadriennio e il ministero si è impegnato a trattare con Bruxelles per alzarlo. La Regione ha messo sul piatto 15 milioni già stanziati e altri 25 in arrivo a luglio, pronti a rimpinguare il Marebonus in caso di deroga Ue.